Il peso di una lacrima…

È un triste mondo quello che misura il dolore in km e la tragedia in PIL, dove la sofferenza ha un peso diverso a seconda della latitudine in cui ha luogo o della ricchezza del paese in cui avviene…
Per un inconscio ed inquietante movimento irriflesso, tendiamo a percepire il valore della Vita in modo diverso a seconda che avvenga a Beirut, ad Ankara, sul Sinai o a Parigi, come se i kilometri che ci separano dalla strage sia inversamente proporzionale al valore che sappiamo attribuirgli. Temo che il grido di una madre che ha perso il proprio figlio abbia la stessa straziante tonalità a tutti le latitudini e che il peso di una lacrima di un bimbo rimasto orfano sia lo stesso in qualunque punto del pianeta…
Abbiamo bisogno di rieducarci alla comune appartenenza umana, di esercitare disciplina sulle nostre emozioni ed esigere giustizia dai nostri sentimenti..

Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
“Forse da quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?”.
“No”, disse il rabbino.
“Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?”.
“No”, ripeté il rabbino.
“Ma quand’è, allora?”, domandarono gli allievi.
Il rabbino rispose: “E’ quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto è ancora notte nel tuo cuore”. (Bruno Ferrero, Il Canto del Grillo)

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