Lo stupore di essere…

Una delle prime domande che hanno animato la riflessione filosofica delle origini suona come “perché esiste qualcosa invece che nulla?”. Sebbene a prima vista possa apparire un po’ capziosa e tutto sommato inutile, in realtà questa domanda cela un interrogativo profondo circa la meraviglia dell’essere delle cose, ossia del fatto che le cose semplicemente “sono”, esistono, appaiono.
Talvolta questo stupore originario accompagna anche la nostra vita: ci sono momenti in cui il Mistero irrompe nella nostra esistenza e ci dà la grazia di accorgerci che semplicemente “ci siamo”, siamo qui e siamo vivi. E’ la possibilità di vedere oltre l’ovvio delle cose, oltre la superficie della quotidianità, o, forse meglio, di scorgere proprio nella banalità delle piccole cose una “vitalità” che va oltre, che eccede, che trabocca… è rendersi contro dell’essere che anima le cose, che le rende tali, qui ed ora.
Tale esperienza ha molto in comune con il “venire alla luce”, con lo scoprirsi viventi, presenti a se stessi, capaci di fare e ancor più capaci di potere. Essa è accompagnata dalla meraviglia di sentirsi viventi non per necessità ma per grazia, ossia per dono. Essere qui ed essere Io non ha nulla di dovuto o di necessitante… è spazio di libertà, è dono di Vita, è accadimento dell’Essere..
Con buona pace di taluni (1) credo che tale venire dell’Io a se stesso non segue la via di una appropriazione riflessa e razionale (che è esperienza seconda e non originante); tale autoconsapevolezza passa dal sentire della Carne, nella sua dimensione patica e sensibile, grazie alla quale Io vivo me stesso come vivente, come senziente e paziente. È la verità patica del mio corpo che mi consente di accedere all’essere della Vita: è la gioia di sentire il proprio corpo come pulsante di vitalità che mi guida su quel sentiero su cui incontro me stesso.

(1) Piccola nota a margine: il buon Cartesio, con il suo “cogito ergo sum” è sempre stato additato come il precursore di questa originaria identità razionale del soggetto. E’ davvero interessante cogliere come alcuni autori tendono al leggere in maniera molto più estensiva questo atto del “cogito-pensiero” includendovi una essenziale dimensione sensibile

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