Attese…

Che cosa aspettiamo ? Verso cosa siamo protesi ? Per cosa ci sudano le mani e ci aumenta il battito cardiaco ? bella domanda…
Viviamo un tempo di “passioni tristi”, un tempo di minimalismo esistenziale, in cui è bene e raccomandato non alzare troppo la testa, non buttare troppo il cuore oltre l’ostacolo.. meglio “volare bassi”, con il motore al minimo e poche pretese: in tal modo si evitano brutte delusioni o dolorose depressioni.
E tuttavia la vita è desiderio, è slancio, è sbilanciamento verso il futuro… senza quello saremmo cadaveri ambulanti, persone anestetizzate, animi sedati, “dead man walking”…
I nostri desideri ci misurano, ci danno il “peso” della nostra esistenza, sono misuratori spietati della nostra consistenza, del nostro valore e delle nostre qualità. I nostri desideri parlano di noi più di quanto abbiamo il coraggio di ammettere a noi stessi, ci mettono di fronte allo specchio di noi stessi con ruvida realtà. Da essi comprendiamo se abbiamo un animo intorpidito, rinunciatario, ambizioso o pretenzioso.
L’attesa è l’atteggiamento di chi sta con lo sguardo vigile all’orizzonte perché consapevole che “the best is yet to come”; è l’atteggiamento di chi vive il proprio limite non come un fardello ingombrante ma come anelito alla pienezza. L’attesa è il sintomo di un anima desiderosa di compimento come dono promettente del futuro.
Vivere in attesa è fare proprio l’interrogativo che anima ogni cercatore di Infinito: “sentinella, quanto resta della notte?

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