il viaggio e la meta

Nel libro “Arte di ascoltare e mondi possibili” Marianella Sclavi individua alcune sagge norme per un buon ascolto; la prima recita :”Non avere fretta ad arrivare alle conclusioni: le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca“. Interessante questa prospettiva, lontana mille miglia dal mio modo di pensare.

Assuefatti alla mentalità dell’efficienza, per cui ogni processo deve necessariamente avere un input definito ed un output certo, rischiamo di restare praticamente distratti ed indifferenti a “ciò che sta nel mezzo”, a quanto risiede, un po indefinito, tra questi due poli di “entrata ed uscita”. E’ come se, in un viaggio, fossimo interessati solo alla città di partenza e di arrivo e soffrissimo quanto è possibile vedere e ammirare nel mentre, come un inutile fastidio, senza valore e senza peso. Mi pare che, mantenendo questa metafora “turistica”, questa regola invece ci suggerisca qualcosa di alternativo: non conta tanto la meta quanto il viaggio.

Il punto è che spesso anche con le persone tendiamo ad applicare il nostro schema mentale, in verità più consono al stile di viaggio di un turista (compulsivamente concentrato sulle mete da visitare) che a quello di un pellegrino (il quale vive il viaggio prima di tutto come una dimensione esistenziale).
Ascoltiamo, ma nella nostra mente è già scattato il meccanismo del risultato: dove mi porta questa discussione? che accordo possiamo trovare? come posso rispondere? come difendere e sostenere le mie tesi? già..le conclusioni… le nostre amate conclusioni, grazie alle quali ci è facile “ingabbiare” la discussione in tre o quattro concetti e così abbiamo risolto tutto..
Non conta la meta, conta il viaggio..

Non so quanto il paragone tenga ma mi ricordo che anni fa una marca di gelati faceva una sorta di concorso per promuovere i suoi mottarelli: chiunque avesse trovato scritto sul bastoncino che regge il gelato la scritta “hai vinto”, si sarebbe aggiudicato il premio in palio. Ecco: ho l’impressione che talvolta con le persone che ascoltiamo facciamo un po’ lo stesso; trangugiamo incuranti il gelato per sapere subito se abbiamo vinto..La Sclavi ci ricorda: goditi il tuo gelato! Il piacere sta nella panna e cioccolato e non nel bastoncino di legno!

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