pollice verde

Notoriamente non ho il pollice verde e non sono un grande amante del giardinaggio. Mi piace vivere il giardino ma non amo particolarmente dedicarmi alla sua cura. So che ci sono persone a cui piace prendersi cura dei fiori e delle piante, tagliare l’erba e potare gli alberi; trovano questo hobby molto rilassante perché attraverso una attività manuale la mente ha modo di distrarsi e di staccare un po’ la spina. Non dubito di questi effetti positivi del giardinaggio tuttavia per me risulta una fatica ed un impegno che faccio sempre con una buona dose di sacrificio. Rientra nella lista delle “cose da fare” a cui periodicamente attendere e da completare il prima possibile.

La cosa che realmente mi disturba è la sensazione di inutilità che accompagna la mia fatica: l’erba che stai tagliando a breve ricrescerà, le erbacce che stai strappando si ripresenteranno puntuali dopo qualche settimana; i fiori avranno nuovamente bisogno di acqua e la pianta di essere nuovamente potata. Insomma tutto tornerà come prima, come se nulla del tuo sacrificio restasse a lungo. Mi pare talvolta un tentativo di fermare il vento con le mani…inutile, faticoso e senza alcun risultato a lungo termine.

Ciononostante trovo che il prendersi cura del giardino offra una buona palestra per allenare alcuni atteggiamenti che mi vengono poco naturali e che pratico poco. La ripetitività che la cura del giardino richiede (e a me così invisa) mi insegna che le cose non sono mai date una volta per tutte ma che “ogni cosa sotto il cielo” va curata e poi ri-curata e poi ri-curata nuovamente. Questo “odiato hobby” mi ricorda che c’è una costanza ed una ripetitività nei legami che non può essere elusa, pena la perdita del legame stesso.

Il nostro rapporto con il mondo esige una “presa” che deve necessariamente diventare “ri-presa”, una custodia che richiede perseveranza, ripetitività e applicazione: nulla è dato “per sempre”, ma ogni cosa deve essere riconquistata giorno dopo giorno, passo dopo passo. Il tuo giardino, così come ogni tuo legame, proprio perché vivente e non di plastica, ti è dato come compito, come impegno e responsabilità. Talvolta questa cura assume la forma della ripetitività, della ferialità un po’ noiosa ma ciononostante mantiene il suo valore e preziosità. La noia che nasce dalla reiterazione delle nostre azioni certo non è piacevole, ma si presenta molto spesso come un passaggio obbligato e necessario, pena il venire meno alla fedeltà delle nostre scelte e alla serietà e consistenza delle nostre decisioni.

Temo che talvolta la nostra passione per le “piante artificiali” non sia che una astuta strategia per eludere questa necessaria fatica dei legami.

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