come uno specchio

Nel Vangelo di oggi, ambientato nella sinagoga di Nazareth, succede qualcosa di davvero speciale e allo stesso tempo di straordinariamente normale: attraverso la lettura di una pagina del profeta Isaia, Gesù ha la possibilità di far emergere la sua singolare identità, acquista maggiore consapevolezza di chi è, qual è il suo compito e la sua missione.

La Parola, come ogni parola, ha questa grande capacità: propizia l’affiorare della personalità individuale, dei propri tratti costitutivi e identificanti; la parola, detta ed ascoltata, è un po’ come uno specchio che ci ritorna particolari e dettagli di cui non eravamo particolarmente consapevoli o che non conoscevamo. La Parola, ed ogni parola, sono occasione e strumento per una rivelazione di se stessi, una auto-rivelazione. In fondo penso che non giungiamo a possedere la nostra identità da soli, ma grazie ad una parola che ci precede, ci interpella e ci ex-duca, ossia tira fuori quello che noi siamo, la parte più vera e profonda di noi stessi.

La Parola racconta chi siamo, ci narra delle nostre origini, rivela i tratti del nostro volto e ci sbilancia verso il futuro: Essa anticipa e prepara chi saremo, guida la costruzione della nostra immagine e affina la consapevolezza di noi stessi. La Parola ha davvero un potere creativo, capace di lavorare sulla nostra identità, plasmandone la natura e la forma.

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