sconfitte

I fallimenti più dolorosi e più difficili da digerire sono quelli legati all’educazione dei propri figli: sono bocconi amari da inghiottonire, un vero pugno allo stomaco. Nascono dalla percezione di aver mancato con loro in qualche modo, di aver perduto terreno prezioso, di essere ancora così dolorosamente lontani dall’obiettivo a cui tendevi. Ti danno un senso di vuoto, un dolore sordo allo stomaco, la nausea che accompagna ogni sconfitta, un fastidioso senso di impotenza ed insuccesso. Vivi quella urticante sensazione di “ripartire dal via”, di ricominciare dal principio, come se gli sforzi fatti precedentemente apparissero come illusorie proiezioni della mente. E’ come se, nel gioco dell’educazione, pescassi la carta “perdi tutto”, così, d’improvviso, senza ragione…

Il rapporto con i figli è capace di portarti, in un batter d’ali in paradiso e, poco dopo, nel profondo baratro; ti sa esaltare e demolire, ti fa sentire un uomo realizzato ed un pietoso perdente.

Tutta questa personale vulnerabilità verso i miei figli (bravi a farmi volare sulle nuvole o precipitare in fondo al mare), credo derivi dal fatto che il legame con loro è parte essenziale del senso che do alle cose, ai legami e più in generale alla vita. In questo legame genitoriale, croce e delizia della vita, investo una parte considerevole della mia gratificazione e realizzazione: li vivo come una parte significativa di me e del mio valore; ogni sconfitta in questo ambito è un fallimento doloroso da rielaborare ed duro persino da accettare.

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