padri

E’ proprio vero che è strana la vita: passi tutta la giovinezza a cercare di “differenziarti” da tuo padre e ti ritrovi, in età adulta, ad assomigliargli più di quanto pensi. Fai ogni sforzo per “abbandonare la casa di tuo padre” e scopri che tutto questo “correre lontano” ti ha semplicemente riportato a casa, ti ha reso ancore più “familiare” di quanto cercassi.

La cosa davvero sorprendente, e per certi versi inquietante, è che quella parte di me che più amo, quegli aspetti della mia persona che mi sono più cari, sono proprio quelli che ho ereditato da mio padre. La mia sensibilità, la mia attenzione, la mia stessa genitorialità portano tutte una impronta paterna. Davvero singolare quel cammino che ci spinge ad allontanarci dal padre per trovarci poi, alla fine della corsa, ancora più vicino a lui. Vi è un legame dei geni e degli affetti che sa creare somiglianze ancestrali ben più profonde e significative di quanto la nostra storia può plasmare; c’è un mistero di generazione e cura più forte delle singole vicende personali, una legge del cuore e dei sentimenti che travalica tempi e storie.

Molti anni fa incontrai per caso don Michele, che era stato il prete dell’oratorio di mio padre quando era giovane. Dopo che mi fui presentato come il “figlio di …” , mi disse una cosa che conservo ancora nella memoria: “ ti te pudarè ess el pusè brav de tuti, ma brav me to papà mai” (tu potrai essere il più bravo di tutti ma bravo come tuo papà mai). Allora rimasi sorpreso da quella affermazione. Oggi non posso che condividere la saggezza di don Michele e devo ammettere che questo pensiero mi rende molto orgoglioso.

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