far away

Scrivo queste righe seduto in un bar dell’aeroporto di Helsinki, in attesa del mio volo di rientro. Sono le sei e mezzo di mattina, fuori è ancora buio e lo sarà ancora per diverse ore. Qualche centimetro di neve rende il panorama davvero suggestivo…c’è la percezione di un clima esotico, poco comune ai nostri, ormai, troppo caldi inverni..In aeroporto invece la vita è già frenetica, come sempre: gente che va, gente che viene, comunque gente di corsa, gente che si trova provvisoriamente a condividere lo stesso spazio in attesa di una successiva destinazione. Gente che si incontra una volta sola, quasi per caso, per una strana coincidenza della vita: così il ragazzo giapponese che ho di fronte, che sta divorando incurante la sua colazione, tutto concentrato sul suo modernissimo I-Phone.

Ho la sensazione di vivere una dimensione fuori dal tempo, come sospesa…è una atmosfera strana, una specie di “intervallo” dell’esistenza, una pausa dalle normali preoccupazioni della vita.

In questi momenti vivi una strana “dissociazione dell’identità”: l’Italia appare davvero lontana da qui, ma proprio in forza di questa distanza, la senti così vicina. Percepisci a pelle la lontananza che si frappone tra questo mondo nordico e la nostra realtà italiana; l’Italia, con i suoi problemi e le sue discussioni, sembrano “cose dell’altro mondo”, oggetti di una lontana galassia; qui la gente vive seguendo altre logiche, altri valori, ha modelli e riferimenti diversi. Ti accorgi come le nostre piccole beghe hanno un sapore un poco provinciale, nascono dall’illusione di una presunta “centralità” della nostra posizione che, da lontano, suona un po’ ridicola.

D’altra parte l’Italia la senti come la casa a cui vuoi fare ritorno: la tua comunità è qualcosa che ti porti dentro, che ha plasmato la tua sensibilità e rappresenta il punto di vista dal quale leggi le cose. Proprio perché lontano, senti con intensità il legame con le radici, la nostalgia della tua storia, il riferimento ad una narrazione che ci dice chi siamo e da dove veniamo.

In fondo “andare lontano” è un modo alternativo per “tornare a casa”, per riappropriarci della nostra identità e del nostro passato. Ogni viaggio, ogni lontananza, ogni distanza hanno sempre una sapore domestico, perché propiziano il ritorno a sé e alla propria storia; questa consapevolezza talvolta la raggiungiamo andando via, piuttosto che restando seduti comodi sul divano di casa nostra.

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