come una tartaruga…

Ho talvolta vissuto la mia sensibilità come un fastidioso fardello ed un ingombrante compagnia. E’ stata motivo di molte fatiche e talvolta di disagio: il suo elevato tasso di reattività ad eventi e persone ha segnato la mia persona e inciso sulla mia fragilità.

In certe occasioni vorresti che la vita ti avesse dotato di una bella scorza difensiva, così da essere impermeabile ad esperienze negative ed incontri problematici. Sarebbe bello se talvolta le cose ti potessero scivolare addosso, come fa l’acqua sulla pietra: nessun effetto, nessun impatto e nessun coinvolgimento. Invece sono sempre stato particolarmente vulnerabile verso le cose: i miei sensi hanno spesso mostrato una certa porosità a quanto mi accadeva e le mie esperienze sono diventate un boccone duro da digerire. Esse richiedevano un lavorio interiore incessante, affinché potessero trovare il proprio posto nella mia vita.

I miei sensi mostrano sempre una certa lentezza a metabolizzare i fatti della vita: mi sento talvolta come una di quelle grandi tartarughe, che faticano a muoversi, per via di quella enorme ed ingombrante casa che si devono portare appresso; così, anche per me, il passato è un carico di vita da trascinare con una buona dose di fatica e di impegno.

Col tempo ho imparato ad apprezzare maggiormente la mia sensibilità, senza mai abbandonare una certa diffidenza. Essa mi offre lo strumento ed il modo per esplorare ed abitare la mia e l’altrui umanità. Il mio sentire è una stimolante porta di accesso alle cose, alle persone e alle situazioni; talvolta la mia esuberante sensibilità funge da cassa di risonanza delle altrui emozioni: mi offre la possibilità (a volte benedetta, a volte meno) di entrare in sintonia con la interiorità delle persone che mi stanno intorno.

La sensibilità interiore è un po’ come una ferita sulla pelle che richiede grande cura ed attenzione: da una parte essa è particolarmente reattiva al tatto e al calore; dall’altra rischia di essere molto vulnerabile a graffi e a possibili infezioni

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2 Comments

  1. Caro Marco, apprezzo il tuo blog, ma ho una domanda e due pensieri.
    1. Dove trovi il tempo per scrivere questi articoli con questa quotidiana frequenza?
    2. Qual è la tua posizione riguardo gli argomenti che tratti? Troppe poche volte riesco a coglierla.
    3. Vorrei far leggere a molti amici le tue parole ma secondo me usi un linguaggio troppo complesso a livello grammaticale, con periodi contorti e adatto ad un pubblico troppo ristretto. Un linguaggio di comunicazione più efficace, semplice, pratico potrebbe essere la chiave per lasciare il segno.

    Ciao,
    P.

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