tentazioni

La prima e la più radicale tentazione a cui siamo sottoposti non riguarda una azione da compiere o un atteggiamento da assumere. Prima della tentazione del potere o del godimento, vi la tentazione relativa al dubbio sulla propria identità.

Quando il diavolo tenta Gesù, così come ce lo racconta Luca nel Vangelo di ieri, antepone un quesito alla tentazione vera e propria: “se sei il Figlio di Dio, allora…”. Prima di tutto il diavolo instilla in Gesù il dubbio sulla propria identità, come se l’azione a cui lo provoca fosse una sorta di conferma ad una identità non pienamente posseduta ed interiorizzata. Il diavolo astutamente si insinua in quel’anfratto in cui abita il dubbio per noi stessi, su chi siamo e quel è il nostro destino.

In fondo la tentazione poggia sulla nostra paura di non valere e di non essere nessuno. La prima lotta che siamo chiamati a combattere credo non sia contro la voracità, il potere o la fama, ma contro la paura di non valere. C’è sempre una voce dentro di noi che ci sussurra parole amare: “non hai valore, sei un poveraccio, la tua vita è inconsistente…”. La tentazione della fame, del potere e del successo sono una sorta di “effetti collaterali” di questa tentazione più profonda e insidiosa: se non vali niente, allora cerchi di compensare con l’avere, il potere e l’apparire, questo vuoto esistenziale.

Gesù mette in atto una “strategia di uscita” di fronte a questo dubbio: riafferma con convinzione la sua identità filiale. In quanto figli di un Padre che ha cura della nostra vita, non abbiamo bisogno di ricorrere a falsi surrogati per custodire il nostro valore. Proprio perché figli, ossia generati, nati, la nostra è una identità donata e non conquistata. Non dobbiamo cercare soluzioni per conservare il senso di chi siamo: esso ci è stato dato come dono gratuito, come dono che ci precede ed in qualche modo ci supera.

E’ dono che può essere solo accolto e mai meritato.

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