idoli

La parola idolatria ha un sapore antico, un alone di altri tempi: chi ormai la usa più nel proprio linguaggio? Non è più una preoccupazione dell’uomo di oggi; l’idolatria non occupa più i nostri pensieri, se non di coloro che si occupano di “cose antiche”. Insomma il monito contro l’idolatria, che così intensamente attraversa le pagine bibliche, sembra non riguardare più l’uomo post-moderno, ormai affrancato da vecchie ideologie e concetti ammuffiti. Tuttavia, se grattiamo un poco sotto la scorza archeologica, possiamo intuire come questo termine non sia così lontano, come lo possiamo pensare.

L’idolatra è colui che, nella propria vita, riconosce qualcosa come “assoluto” ed “onora” talmente la sua presenza da diventarne schiavo, rinunciando, spesso inconsapevolmente, alla sua libertà. Idolatra è chi si costruisce idoli a cui sacrifica parti essenziali di sé, anzi, molto spesso, tutta la propria persona. Certo oggi non vediamo vitelli d’oro per le strade, né i statue od oggetti sacri a cui rendere culto; tuttavia gli idoli oggi hanno assunto forme più innocue ma proprio per questo più pericolose.

Oggi l’idolatria sì maschera dietro il mito della carriera, della ricerca ossessiva della ricchezza, della affermazione spasmodica di sé, delle scalate sociali e della fame del potere e di riconoscimento. Quante persone conosciamo attorno a noi che immolano ore e giorni a questi idoli moderni, che sacrificano salute, benessere e relazioni sull’altare di queste nuove divinità? Questi idoli, anche oggi, promettono vita e felicità, divorano le vite, assorbono gli interessi e le passioni, fagocitano cuori e menti: essi esigono, in cambio di poco, il sacrificio di tutto.

C’è sempre il rischio, per ognuno di noi, indipendentemente dall’epoca storica, di costruirsi idoli da adorare, lasciando che essi ci rubino la nostra libertà e orientino le nostra realizzazione verso mete fallaci e, alla fine, inconsistenti.

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