abbracciarsi…

C’è davvero l’intuizione del grande artista dietro questo quadro di Van Gogh, che ritrae la parabola del buon samaritano mentre sta caricando il malcapitato, pestato e derubato dai briganti, sul proprio cavallo.

E’ curioso ed illuminante che tra tutti i momenti e le azioni che compongono questo racconto, Van Gogh scelga questo frangente, in cui i due uomini appaiono come abbracciati, stretti in un vincolo di braccia e volti. Non quando il samaritano si accorge del ferito lungo la strada, non quando gli fascia le ferite e le medica, non quando lo lascia alla locanda e nemmeno quando parla con il locandiere per dare istruzioni a favore dell’uomo. No, il momento preferito dal pittore olandese è questo momento in cui i corpi degli uomini sono più vicini, quasi sorretti, reciprocamente l’un l’altro.. Il samaritano è concentrato in uno sforzo fisico per spostare il compagno sulla cavalcatura; quest’ultimo si abbandona alle braccia forti del soccorritore, aggrappandosi al suo collo e appoggiandosi alle sua spalle. Il movimento ha in sé qualcosa di intimo e di tenero: i due uomini si ritrovano petto a petto, volto a volto, coinvolti, forse involontariamente, in un abbraccio vigoroso.

Mi affascina l’idea che il momento preferito di Van Gogh sia questa fusione di corpi, l’attimo in cui il malcapitato viene accolto dalle braccia del samaritano ed entra nel suo spazio vitale. Come a dire che il gesto centrale del racconto è l’ingresso (quasi fisico) del ferito nella vita del samaritano, l’accesso alla sua carne e l’immissione in quell’ambito personale e privato che è il proprio corpo, luogo in cui è custodita pudicamente l’identità personale.

Van Gogh, con sublime maestria, narra di questo incontro miracoloso, di queste vite che quasi di scontrano e collidono.

Non basta il vedere, l’accorrere, il fasciare o il trasportare; è necessario che le vite si contaminino, che i corpi si tocchino e le braccia si incrocino. Solo allora il miracolo della prossimità si fa evento di salvezza, gesto che apre, anzi spalanca, un orizzonte di luce.

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