fino in fondo

Una cena pasquale, un catino per lavare i piedi ed un letto di ospedale. Quest’anno si muove attorno a questi tre luoghi la sera del mio Giovedì Santo. C’è un unico Amore che abita questi tre “luoghi teologici”: c’è l’Amore di un uomo palestinese che dà il suo Corpo come pane per tutti; c’è l’Amore di un Figlio che lava i piedi ai fratelli, come gesto di un dono “fino alla fine”; c’è l’Amore di un amico che in un lontano letto di ospedale sta donando la vita, come gesto estremo di una offerta di se stesso che è da sempre. Una stessa Vita scorre in un panse spezzato, nell’acqua che cade nel catino e nel corpo straziato sul letto di dolore. In ognuno di questi luoghi vi è in Dono di sé totale ed eccedente, un’offerta di Amore fatta ai fratelli, il segno di una  esistenza spezzata ed offerta.

La Vita si rivela questa sera sotto segni poveri ma eloquenti: un pane, un asciugamani, un corpo malato. Essi parlano, anzi gridano di una Vita che non può essere contenuta, che è sempre oltre, che è sempre di più, che è per sempre. Essi testimoniano di una Vita che si apre al Definitivo, alla Pienezza e alla Gioia

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