pietre antiche

Abbiamo camminato tra pietre antiche, memoria di tempi passati, credito di uomini che prima di noi hanno calpestato questa terra.

Siamo partiti dai resti della cattedrale di Santa Maria, nell’omonima piazza, dove un ricco e vivace convento accompagnava la vita dei laudensi nel primo millennio. I resti delle sue colonne paiono quasi ceppi tagliati di antiche piante, delle quali rimane un tronco reciso e profonde radici.

Il cammino silenzioso nella notte ci ha condotto all’edicola dei santi martiri Vittore, Naborre e Felice: tre soldati romani provenienti dal nord Africa che hanno pagato con la vita il prezzo della loro fede. Singolarmente l’altare del loro sacrificio sorge sopra il letto di un piccolo torrente: ambiziosa evocazione della natura che lega così strettamente un luogo di morte con il fluire incessante di vita.

Il cammino si e’ concluso nella maestosa basilica di San Bassiano: nel silenzio e nella oscurità della notte, si ergeva luminosa come un capolavoro dell’arte umana, testimonianza plastica di un incontro tra il divino e l’umano e tra le diverse umanità che abitano queste terre. La campagna, arricchita delle primizie di questa primavera, sussurrava la presenza di una Parola che in tutto dimora, di uno Spirito che fluisce nella vita anche del più insignificante essere. Pietra e natura, cielo e terra, un popolo in cammino e una vita che trascende… mistero e fascino di una notte lodigiana non comune.

Abbiamo camminato tra pietre antiche, tra doni che il passato ci ha fatto. Abbiamo camminato non come visitatori o turisti ma come pellegrini, che di quella storia hanno ricevuto l’eredità. Non ci ha mosso un interesse archeologico ma esistenziale: da lì e’ nata la nostra storia, lì siamo nati noi e viene generato il nostro futuro. Camminiamo su rotte che altri hanno già tracciato, strade che uomini prima di noi hanno aperto e sperimentato.

In quelle pietre fredde ed anonime ci siamo noi, c’è la nostra identità, c’è il nostro passato insieme al nostro avvenire. In quelle rovine sono scolpite le nostre storie e l’eredità che ci è stata consegnata come un dono prezioso.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Marzo di LodivecchioMese

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