nonno

Quando penso a mio nonno che ci ha preceduto oggi in Cielo, non so perché, mi viene in mente un ricordo banale, si direbbe minore della sua vita e delle esperienze che abbiamo vissuto insieme. Non penso immediatamente alle giornate spese ad accudirmi, a tutti i pranzi che ha cucinato per me, alle ore passate insieme o alla tante feste che abbiamo celebrato insieme.

Ricordo una mattina di tanti anni fa quando andavo ancora in università e che si presentò alle sette e mezza a casa mia, come ormai aveva preso l’abitudine di fare da tempo, per consegnarmi il panino per il pranzo del giorno. Il cibo è sempre stato un suo punto debole… La cosa incredibile è che non glielo avevo chiesto né ne avevo “strettamente” bisogno: il panino potevo prepararmelo da me o acquistarlo in facoltà. Invece lui era fedele a questo piccolo rito quotidiano, come fosse un impegno ufficiale preso con il sottoscritto. L’impressione che ho sempre tratto da quella esperienza era ed è quello di un dono “esagerato”, quasi immotivato ed eccedente… Mi sentivo destinatario di una attenzione ed di una cura “eccessiva”, una dedizione imbarazzante, una dolcezza sconfinata. Certo mio nonno, nella sua semplice cultura contadina, non si sarebbe mai espresso così; penso che nemmeno si accorgesse della cosa straordinaria che stava facendo, tanto era mosso da una “normale” dedizione verso i nipoti.

Eppure in quella “normalità” era palpabile questo mistero di abbondanza, di surplus, di “troppo”. A pensarci bene era una tratto caratteristico della sua esistenza: chi ha patito la fame, la miseria e la guerra ha uno speciale senso per l’abbondanza; il “molto” è qualcosa di prezioso da non sprecare, da custodire e di cui avere cura, non ha niente a che fare con un banale epicureismo… il nonno sapeva i tempi in cui era giusto festeggiare e celebrare la vita con l’abbondanza e lo “spreco”. Ecco, allora, che quando “era il tempo” non temeva di sprecare, di sovrabbondare, di “osare l’eccesso” come il modo più consono di vivere la Vita.

Nella mia mente ho sempre associato quell’episodio ad un racconto del Vangelo di Giovanni: Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.

Credo che nel gesto di mio nonno e in quello di Maria vi fosse lo stesso movimento del cuore, la stessa passione per la Vita, lo stesso senso della Sovrabbondanza.

Grazie a quel dono, anche la mia povera vita, così come la casa di Betania, si è riempita di un profumo intenso e prezioso di nardo.

Vedi anche Nonne

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