El füneral d’un pret

Un caro amico, spirito arguto e animo nobile, ha scritto questa poesia come gesto di affetto verso il comune amico appena scomparso.

El füneral d’un pret

(immaginario dialogo a tre, tra le panche e l’altare, a Lodivecchio)

«O Madòna! Ma t’è vist quante sutàne?
Quanti preti cun la sòca fin ai pé?».

«I rivèvun quasi quasi a le Gualdane,
se vedeva no la fin a vultàs indré!».

«Né, Pinuccia, dimm un po’: chi l’è ch’è mort?».

«Sante donne», interviene calmo un prete,
che le segue già da un po’ nel loro dire,
«da tre giorni abbiam le carte, le vedete?
Ma comincia il funeral, dobbiam zittire».

«Ch’roba el dis? Io non ho capito niente».

«Ha ragione, mia signora: cerchi un varco
tra le teste ed i cappotti della gente
e vedrà la bella foto di don Marco».

«O Signùr! Ch’el garbàd che l’èra a Ruma?».

«Sissignora, lavorava al Vaticano,
e purtroppo per quel male che consuma
lui lottò, soffrì, pregò, ma non fu invano».

«Anca el Vèsch, ne la so predica l’à dì
le parole che l’à scritt nel testamento,
tanta ch’el se prepareva a l’ultem dì:
“Della vita e di esser prete son contento”».

«Che fortezza e che coraggio (che a me manca!):
rinnovare fedeltà ed obbedienza,
e di lodi e di preghiere mai si stanca
pur nell’ora dell’acuta sofferenza».

«Ho mai vist, mì, tanti preti: sa chi sono?».

«Noi di Lodi, quasi tutti, e là di lato,
i colleghi suoi di Roma e, sottotono,
tra gli amici, don Anselmo e don Renato».

«E quest chì che parla adess, Maria, chi l’è?».

«Ma, sò no. Lü la sa, o reverendo?».

«È un compagno della classe: erano in tre,
ma ascoltiamo: apre i fogli e sta leggendo».

«Voglio dire, di don Marco, tre parole,
che ricordino, vincendo l’emozione,
le sue doti, che non erano tre sole:
amicizia, fede e moderazione».

«La so mama, el sò papà, i so fradèi»,
fa’ Pinuccia, «i à cunùssi da una vita:
cun Vittorio i parèvun fin gemèi!»

«E gli è stato accanto fino a che è finita!»,

dice il prete che le invita, proprio adesso,
a tornare a quel silenzio necessario
per capir che non è l’ombra del cipresso,
né la bara che è calata nell’ossario,
a serbare la memoria di don Marco.
Son gli esempi buoni, è l’amor fraterno
a smorzar l’ardore del precoce imbarco
verso il porto dove il giorno sarà eterno.

(dL)

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