a proposito di amore e famiglia

In occasione della pubblicazione della esortazione apostolica “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia, vi sono stati diversi commenti sui vari quotidiani. Ne riporto di seguito un piccolo estratto della parti che ho trovato particolarmente interessanti.

Ma la realtà non è una dimensione semplice. Essa è come scomposta, spezzata, frammentata come i volti e le figure. Non si lascia sistemare. Non esiste un unico punto di vista da cui tutto si comprende perché da esso tutto discende. Il XX secolo si è inaugurato nella musica, nella letteratura e nell’arte, per non dire della politica, della filosofia e della psicanalisi, all’insegna dell’epistemologia della complessità. Ognuno di noi (vescovi inclusi) incontra nella propria cerchia familiare e nella propria esperienza situazioni irregolari. Nel Vangelo di Matteo (9,12-13; e nel parallelo di Marco 2,17) Gesù ironizza su questo: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Il modello di papa Francesco è un modello narrativo, alla stregua delle scritture. Per questo papa Francesco ha posto la sua esortazione sotto il paradigma della misericordia. Egli afferma: «Si tratta di integrare tutti» (AL 297). Egli parla a tutte le situazioni superando il dualismo ecclesiastico di interno ed esterno. Il paradigma della misericordia è quello di tutti accogliere, perché nessuno può dire: il mio matrimonio va bene”. (Giangranco Brunelli, Il Sole 24 ore del 9 aprile 2016)

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Così essa appare come il primo documento del magistero papale rivolto alla chiesa universale presente ovunque nel mondo che non consegna un messaggio globalizzato, ma che tiene conto delle diversità delle aree culturali e della complessità degli itinerari di umanizzazione percorsi dai popoli. Il messaggio del vangelo richiede sempre di essere inculturato, come lo è stato già nei primi secoli: la chiesa nell’annunciarlo deve quindi essere attenta alle tradizioni, alle sfide, alle crisi presenti nei diversi luoghi. Non ci sono infatti solo “segni dei tempi”, ma anche “segni dei luoghi” da discernere con sapienza e impegno, perché in ogni cultura e nel suo evolversi sempre permangono dei semina verbi, la parola di Dio a livello di seme.

In quest’aria nuova, che si arricchisce di contributi provenienti dall’intera cattolicità, due convinzioni evangeliche sembrano orientare l’intera riflessione: il primo è che non ci sono cristiani “irregolari” e cristiani cosiddetti “giusti”, ma che tutti sono chiamati costantemente a convertirsi e a ritornare al loro Signore. L’altro è che “nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!” (§ 297)”  (Enzo Bianchi, La Stampa del 9 aprile 2016)

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Non si tratta di mettere a punto un’ipotesi di laboratorio, che ignora le variabili storiche e scarta le sue applicazioni imperfette (siamo perfetti, noi?). Il pensiero e la prassi cristiana devono abitare e ospitare una realtà che è già vivente, per riconoscere e sostenere in essa i doni della grazia e le incongruenze della storia. L’alleanza della Chiesa e delle famiglie è indissolubile, di diritto e di fatto. La famiglia è parte integrante e preponderante del popolo di Dio: la Chiesa non esisterebbe, e non sarebbe quello che deve essere, senza la famiglia. (…)

In primo luogo, questo testo è ‘un grande racconto’, non ‘un grande trattato’. Esso si immerge totalmente nella realtà umana della famiglia, facendo lievitare da questa concreta frequentazione la bellezza della forma cristiana che la manifesta e della misericordia divina che la ispira. Non da fuori. Dal cuore. (…)

«L’amore – sintetizza papa Francesco – può mostrare tutta la sua fecondità quando ci permette di sperimentare la felicità del dare, la nobiltà e la grandezza del donarsi in modo sovrabbondante, senza misurare, senza esigere ricompense, per il solo gusto di dare e di servire » (n. 94). Il matrimonio e la famiglia, nella visione cristiana, non sono un compromesso sentimentale per il quieto vivere: sono la matrice generativa e il banco di prova dell’amore che ci salva la vita. Ogni vita. In qualunque circostanza.” (Pierangelo Sequeri, Avvenire del 9 aprile 2016)

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