perchè voterò e voterò no

Domenica saremo chiamati ad esprimere un SI o un NO su un “complicato” referendum sulle trivellazioni. Ammetto che il quesito mi mette un po’ in difficoltà e che non è semplice per una persona comune come me capire e decidere cosa fare.

Dopo un po’ di riflessione (ma sempre con molti dubbi) sono giunto alla decisione di partecipare al voto, votando No.

Anzitutto credo importante, soprattutto in questa fase della vita del Paese, partecipare al voto: riconosco la “legittimità”, costituzionalmente garantita, dell’astensione, ma preferisco che sulle questioni ciascuno “prenda una decisione”, si schieri, si senta parte di un processo decisionale. La delega o peggio l’indifferenza mi appartengono poco e penso facciano poco bene ad una democrazia matura e inclusiva. Quindi, comunque la si pensi, ritengo importante esercitare il diritto la voto, esprimere la propria posizione, contribuire alle scelte sul futuro del paese.

Per quanto riguarda il merito del quesito, trovo ragionevoli alcune argomentazioni che Romano Prodi ha esposto lo scorso 3 aprile sul Messaggero.

“Ritengo quindi che il passaggio verso l’uso di energie non inquinanti sia un dovere prioritario della nostra società e, di conseguenza, negli anni del mio governo, ho spinto nella misura possibile, verso l’incentivazione delle energie rinnovabili, che ora coprono una quota assai elevata del nostro fabbisogno energetico. Tali fonti di energia provvedono infatti al 15% del consumo totale rispetto al 6% di quindici anni fa.

Il fatto che il passaggio verso le fonti non inquinanti debba essere messo in atto nel più rapido tempo possibile non ci esime tuttavia dall’obbligo di farlo usando l’intelligenza e tenendo conto degli elementari interessi del nostro paese.

Nel caso in questione si tratta di impianti che operano da moltissimi anni in rigorosa sicurezza e che non sostituiscono o rallentano l’uso di energie alternative. Essi semplicemente sostituiscono una quota del gas e del petrolio che, in questa progressiva fase di cambiamento del mix energetico, saremmo obbligati ad importare dall’estero per ancora molti anni.

L’alternativa non è perciò tra idrocarburi o energie rinnovabili ma tra comprare dall’estero o produrre noi gli idrocarburi che necessariamente siamo obbligati a consumare in questa fase di transizione. Gli idrocarburi in questione provengono da impianti che da tempo esistono senza provocare danni al turismo o ad altra attività economica, come dimostra il caso dell’Emilia-Romagna, dove si concentra il massimo numero di queste “trivelle”. Se non utilizzeremo questi impianti anche per il futuro, il nostro paese sarà obbligato a esborsi di denaro all’estero e alla rinuncia di sostanziali royalties.

Senza naturalmente tenere conto dei danni che una chiusura anticipata degli impianti produrrebbe al nostro sistema industriale per la perdita degli investimenti sugli impianti esistenti e, soprattutto, per la fuga degli operatori stranieri, allontanati dai continui cambiamenti delle nostre regole del gioco in corso d’opera.

Proprio in coerenza con la priorità che il nostro paese deve dare alla protezione del pianeta voglio tuttavia accompagnare il ragionamento che mi spinge a dire no a questo referendum con una proposta che può aiutare la trasformazione del nostro sistema energetico verso consumi compatibili con l’ambiente in modo razionale ed efficiente proteggendo, nello stesso tempo, i legittimi interessi del nostro paese e delle nostre imprese. Il governo dovrebbe cioè impegnarsi a dedicare tutte le risorse che arriveranno dalla continuazione dei proventi derivanti dagli attuali giacimenti per incentivare la ricerca, la produzione e la conservazione delle energie rinnovabili.”

Proprio stamattina, un caro amico ed una persona “di spessore” mi ha girato queste sue riflessioni, che vedono il problema da un punto di vista decisamente diverso… nel timore che un riassunto impoverisse la ricchezza del suo pensiero allego tutto il contributo (Avere_Cura). Grazie!

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