prima e dopo

La sofferenza ci plasma, da forma alla nostra vita e alla nostra sensibilità. Come uno scultore con il blocco di pietra, essa scolpisce la nostra interiorità e segna la nostra anima. Talvolta i suoi colpi sono eccessivi, lasciano cicatrici e sfigurano il viso, lasciti forse di una mano troppo zelante e pesante. Altre volte, con tocco più dolce, sanno rimuovere quanto c’è di inessenziale, di superfluo. Come un bravo artista capace di tirare fuori il meglio dalla pietra informe, la sofferenza agisce come una sorta di “pulizia” dello spirito, di ascesi dei sentimenti, di raffinamento e perfezionamento dei nostri sensi.

In tutti i casi la sofferenza non passa mai “inutilmente” nella nostra vita, lascia sempre evidenti segni del suo passaggio. Essa lascia sempre quella sensazione di un “prima” e di un “dopo”: il suo passaggio segna a tal punto al nostra esistenza che crea una sorta di spartiacque tra ciò che eravamo prima di lei e quanto siamo diventati in virtù della sua visita.

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