un piccolo alberello

Quando il profeta Giona è seduto di fronte alla città di Ninive è davvero depresso. Nonostante la sua aperta contrarietà, Dio ha convertito, con il suo poco convinto aiuto, Ninive, la nemica giurata di Israele. E’ fuggito per mare, ha opposto resistenza ma alla fine non ha potuto che obbedire al comando divino e predicare la conversione della Grande Nemica; invece che la collera e la vendetta divina, Ninive ha sperimentato la Misericordia del Creatore ed ha ottenuto pace e perdono.

Giona non sa darsi ragione di questa ingiusta benevolenza e cade in uno stato di profonda depressione e risentimento. Dalla collina osserva, triste e risentito, la città graziata ed impreca contro tanta Bontà. Il profeta cade in uno stato di apatia e di autismo da cui non riesce e non vuole destarsi. Tocca nuovamente a Dio prendersi cura di lui: dopo la crudele Ninive, Dio deve risanare anche il cuore del profeta, spento e depresso.

Ecco dunque attuarsi la strategia curativa del Signore: Egli fa crescere vicino a Giona una piccola pianticella di ricino (in ebraico qiqajon [kikaion]) alla cui ombra il profeta possa trovare riparo e consolazione. Ed effettivamente la compagnia della piccola pianticella pare sortire l’effetto atteso: Giona ritrova un interesse per la fragile pianta, docile strumento terapeutico nella mani del Creatore. I suoi sentimenti ed affetti si riattivano e la vita gli appare come qualcosa di benefico e accogliente.

Tuttavia la terapia divina non termina qui: Dio manda un piccolo vermicello che, nel giro di giorno ed una notte, fa morire la tanto amata pianticella ed espone Giona agli effetti peggiori di un caldo vento del deserto. Davvero una strategia incredibile quella di Dio: al profeta affranto e cupo è tolta anche quella piccola consolazione di un po’ di ombra. Eppure è proprio quando questa terapia di “sollievo e perdita” si è conclusa che Dio rivolge a Giona la sua parola, per consolarlo e riattivare con lui una comunicazione ed un affetto che erano precedentemente mancati.

Dà da pensare questa strana terapia divina: per riaccendere in Giona lo spirito vitale (fortemente incrinato dopo la conversione della odiata Ninive), Dio fa sperimentare al profeta la nascita di un legame (con il piccolo ricino) e la sua perdita…  Dio non ferma il suo intervento curativo alla gioia di Giona per il piccolo alberello, alla consolazione che esso gli procura: pare che la rieducazione piena alla vita, che Dio intende perseguire, deve includere anche l’esperienza della perdita, della mancanza e dello smarrimento. Quasi a dire che ogni vera esperienza vitale è chiamata a tenere insieme legame e lutto, gioia e dolore, appartenenza e abbandono.

Non si sperimenta la Vita solo nell’estasi degli affetti, nella celebrazione dei legami, nel calore dei sentimenti: ogni legame vero, profondo, vitale porta in sé una dimensione luttuosa, di distacco e di abbandono. Non c’è legame che non preveda una separazione, affetto che non conosca un distacco. Il legame vero, quello che scalda il cuore e dà senso alla vita, è qualcosa che resta a noi indisponibile, fugge al nostro controllo. La persona amata non è sempre a “portata di mano”, disponibile o presente. Essa, in quanto “altro da me” è fuori dal mio capriccio, dalle mie voglie, dalla mia presa incessante. È questo l’aspetto “luttuoso” dei nostri rapporti: ogni legame autentico deve prevedere la possibilità che esso venga meno, che si spezzi, che ci sfugga. La morte è la madre di tutte le separazioni, l’esperienza radicale attraverso la quale ogni nostro legame dovrà passare.

Il piccolo alberello di ricino del profeta Giona ci ricorda che la pienezza della vita viene assaporata proprio in questo succedersi “divino” di legame e scioglimento, di presa e abbandono; non c’è vita vera assaggiando solo metà della mela, gustando solo la parte dolce dell’esistenza. La Vita è un cibo ricco e succulento, in cui il dolce e l’amaro restano inestricabilmente legati insieme: chi ne apprezza solo un gusto, perde la ricchezza del Vivere.

questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di aprile di LodiVecchioMese

Vedi anche Mio fratello Moustafà (novembre), tutti a tavola! (dicembre), aversi a cuore (gennaio), un semplice tocco (febbraio), i nostri legami (marzo)

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