montagne russe

Ci sono periodi in cui la vita ci pare come una piacevole funivia: ci porta serena e pacifica verso la cima con gradualità e calma. Hai perfino il tempo per goderti il paesaggio: seduto sul tuo comodo sedile, ammiri le vallate e le vette, apprezzi anche i piccoli ruscelli e gli animale del bosco…piccoli particolari che non avresti mai notato con una salita repentina.

Altre volte l’esistenza è più simile a delle montagne russe, su cui non sali per divertimento, per provare emozioni forti, ma quasi “costretto” a subire un procedere frenetico, intenso, talvolta persino violento. Lì la musica cambia completamente ritmo: alla pacifica salita subentra un susseguirsi tumultuoso di alti e bassi, di accelerate e frenate, di momenti in cui il cuore di sale in gola ed altri in cui le “budella” sono schiacciate sul sedile.. E’ un alternanza furiosa di vette e precipizi: in un attimo ti trovi in cima, costretto tuo malgrado a sopportare l’ebrezza delle vertigini e solo un secondo dopo ti scopri “precipitato a terra”, dove la vista aperta cede il passo ad una visuale più mediocre.

In realtà, in questo brusco procedere, non vedi nulla, hai poco da osservare: solo lampi di immagini che si impiantano nella mente ma che repentinamente si dissolvono. No, non è il “vedere”  l’esperienza propria delle montagne russe. Direi che è più un sentire: ti senti “sballottato” da una parte all’altra, da destra a sinistra e dall’alto al basso. Non hai tempo per pensare, né per parlare (semmai solo di urlare). Sei catturato da una corsa che,  a ben vedere, è un continuo e medesimo fluire di emozioni, di percezioni forti ed intense. Il gioco è tutto qui: provare l’ebrezza dello shock, dello stordimento, della irrealtà e dell’assenza.

La vita talvolta è davvero così: ti scopri seduto su un seggiolino pronto per la partenza, spettatore prigioniero di un “piacevole viaggio” che non hai chiesto e che non hai mai desiderato. La corsa comincia, senti il rullio delle rotaie sotto di te: non ti resta che afferrare con forza i braccioli del sedile e attendere che il maledetto convoglio finisca la sua infernale corsa.

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