mezzo bicchiere

Devo ammettere che sto sviluppando una certa repulsione verso coloro che spargono pessimismo ed insoddisfazione a piene mani. Talvolta ti devi accompagnare con persone cupamente negative, capaci di cogliere il problema e la difficoltà ovunque, perennemente insoddisfatti di quanto accade loro, sempre in ricerca di altro, scontenti della vita che non si mostra mai all’altezza delle loro aspettative e delle loro capacità. È gente tendenzialmente astiosa, conflittuale, che riversa le frustrazioni che provano per le cose verso le persone che stanno loro attorno. Quanto accade non basta mai sia in qualità che in quantità: quella cosa poteva essere fatta meglio, quel traguardo non è sufficiente, quel risultato insoddisfacente… sarebbe servito di più, dell’altro, qualcosa di meglio…

Il naturale limite umano delle cose è per loro spesso un boccone duro da ingoiare: vi è una compulsiva propensione verso una perfezione, per sua natura irrealizzabile, che li rende perennemente inappagati e sempre a disagio nei propri panni. Trovo la loro compagnia sinceramente fastidiosa in quanto incapace di accogliere ed apprezzare quel poco (o quel tanto) che la vita ti mette sul cammino. Vivono un così inconciliabile rapporto con il bene che si trovano costretti a scovare doppi fini e male intenzioni anche dove non vi sono: se qualcosa di positivo accade, è sicuramente solo apparente o legato ad un secondo fine che il benefattore serbava in animo. Ti pare di avvertire una sorta di compiacimento che provano nel vedere che le cose vanno male: questo pare confermare e rassicurare la loro cupa visione del mondo e ratificare le loro tetre previsioni.

La cosa incredibile è che queste persone hanno frequentemente ragione: le cose, indipendentemente dai loro torvi auspici, spesso vanno male nella vita, insuccessi e fallimenti accompagnano i giorni, e c’è poco da fare a riguardo. I pessimisti spesso appaiono come dei sani “realisti” in quanto i loro pronostici, ahimè, diventano realtà. Guai tuttavia a confondere il loro scetticismo con la consapevolezza che, purtroppo, nella vita il male trova talvolta casa. Certo, non abbiamo bisogno di ingenui idealisti o di illusi!

Ci servono persone che sanno gustare quel “pane quotidiano” che la vita ci regala, gente capace di gioire di “gioie provvisorie ed incomplete”; uomini che non pretendono che sia tutto perfetto per assaporare i segni di bene che le giornate ci elargiscono. Gente a cui basta un bicchiere riempito a metà per celebrare la vita.

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