Caro Matteo, attento alle parole!

Tra le urla di queste giornate riguardo le unioni civile, vorrei riprendere una piccola frase che il presidente del consiglio ha dichiarato durante una intervista: “ho giurato sulla costituzione e non sul Vangelo”. So che il pensiero era più complesso ma questo è il passaggio che tutte le agenzie di stampa hanno rilanciato.

Onestamente preferisco ignorare le molte grida scomposte che si sono alzate da una parte e dall’altra: mi paiono decisamente fuori luogo e fuori tempo. Non capisco questo clima da “fine del mondo”, non condivido il funerale che si sta celebrando alla famiglia e non mi ritrovo in questi toni apocalittici. Per non parlare delle dichiarazioni del portavoce del Family Day, Gandolfini, che ha “minacciato” il premier dicendogli “Al referendum ci ricorderemo di Renzi”. Una grande lezione di cultura democratica davvero: utilizzare un referendum costituzionale per “farla pagare” al presidente del consiglio non mi pare niente male… complimenti!

Ma torniamo alla frase di Renzi. Ho intuito, anche dal resto delle sue affermazioni, quanto il presidente voleva intendere ma occorre fare attenzione alle parole: esse rischiano di veicolare un pensiero diverso da quello che abbiamo in testa. Così espressa la frase lascia intendere che vi sia una opposizione tra Vangelo e costituzione: o una o l’altra, questo o quello.

A parte il fatto che la nostra costituzione è intrisa di valori evangelici, grazie al fatto che è stata scritta anche da uomini che in quanto a fede e cultura non avevano nulla da invidiare a nessuno.  Ma non è questo il punto principale. Io penso che se Renzi può, da credente, vivere una fedeltà piena al dettato costituzionale, senza per questo tradire il Vangelo, è perché il Vangelo stesso ad istituire quella sana laicità, che consente di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

È il Vangelo che ci invita a non leggere in modo integralistico la legge di Dio, ma a saper praticare un fecondo discernimento capace di riconoscere il Bene in ogni situazione.  È sempre il Vangelo che ci spinge a vivere con passione questo nostro mondo, senza fughe o rinunce; che ci ricorda che il fratello viene prima di tutto e che ci esorta ad essere cittadini a pieno titolo del nostro tempo, buttandosi nella mischia, senza timore di sporcare le nostre mani immacolate.

In altre parole è lo spirito del Vangelo, caro Matteo, che permette a te e ad ogni cristiano, di vivere una doppia appartenenza, alla Gerusalemme terrena e a quella Celeste, senza mutue esclusioni, senza superficiali contrapposizioni o reciproche scomuniche.

Il Vangelo ci rende uomini fino in fondo, o meglio “fino in cima” (come amava ripetere Tonino Bello). Il Vangelo non castra la nostra umanità, non pone limiti al nostro essere uomini; esso ci dona “ogni cosa”, nella consapevolezza della superiore appartenenza dell’essere. Come ci ricorda Paolo: Tutto è vostro! Ma voi siete di Dio!

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