oltre la coltre

Quando la vita rallenta il suo ritmo ed i pensieri ed i gesti quotidiani cessano il loro andamento incalzante, ti sorprendi a vivere istanti di profonda solitudine, grazie ai quali resti in compagnia di te stesso, insieme al vissuto che ti porti appresso, con la vita che hai vissuto e con i giorni che ti sei lasciato alle spalle.

È in questi momenti che senti forte la profondità dei tuoi legami: di quelli che ci sostengono e ci gratificano e pure di quelli che sanguinano, perché traballanti o spezzati.  La forza delle relazioni, che erano rimaste un po’ sopite durante il frastuono della giornata, riemerge in tutta la sua intensità: come una sorgente di acqua rimasta contenuta per troppo tempo, i nostri legami riaffiorano inesorabili, rompendo argini e dighe. Essi trapelano così oltre la soglia della nostra coscienza come un manto grave che ci avvolge anche quando non ce ne accorgiamo.

È in quei momenti che percepisci il vuoto delle persone che ci hanno lasciato, raccogli nella memoria le loro immagini e senti nell’anima la nostalgia della loro presenza e dell’affetto che ci ha legato. Provi le vertigini dell’abisso che ti abita, percepisci nella tua carne il precipizio che ti porti dentro, una sete che nessuno potrà placare ed un respiro che ha perduto la sua cadenza regolare. C’è un deserto dentro…aridità e solitudine, ricordi che rimbombano nel vuoto e assenze che feriscono la pelle…

La fatica consiste nel custodire questa memoria dolorosa e questo vuoto opprimente senza lasciarcene travolgere o soffocare: tenerlo accanto, come bene prezioso, sapendo però depotenziare la sua carica distruttiva.

In questa lotta ci sono di aiuto i legami che sentiamo vivi e vivificanti: è la loro presenza discreta che ci permette di guardare in faccia l’abisso senza venirne sconvolti; sono loro che ci reggono nella presa quando ci lanciamo in un volo rischioso; loro che ci garantiscono un atterraggio sicuro quando lo slancio volge al termine. I legami che ci possiedono, e che noi possediamo, ci proteggono, sostengono la nostra fatica a “stare nella vita”; nonostante le assenze che avvertiamo essi alimentano la disponibilità a vivere i giorni cupi nella fiducia di scorgere lampi di luce oltre la coltre.

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