l’amor che move il sole e l’altre stelle

Ne la profonda e chiara sussistenza
de l’alto lume parvermi tre giri
di tre colori e d’una contenenza;

e l’un da l’altro come iri da iri
parea reflesso, e ‘l terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri.

Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,
è tanto, che non basta a dicer ‘poco’.

O luce etterna che sola in te sidi,
sola t’intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi!

Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta,

dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’ elli indige,

tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;

ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.

A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

(Dante, Paradiso canto XXXIII)

Nell’infinita e luminosa essenza
di quella luce divina mi apparvero tre cerchi luminosi
di tre differenti colori ma di una stessa dimensione;

e l’uno nell’altro, come un arcobaleno nato da un altro
arcobaleno, sembrava riflettersi, mentre il terzo cerchio
sembrava un fuoco generato, allo stesso modo, in parte dall’uno ed in parte dall’altro dei primi cerchi.

Oh quanto risultano inadeguate le parole e così inferiori al
concetto che voglio esprimere! E la misura del mio ricordo,
rispetto a ciò che vidi, è tale che non basterebbe dire che è poco.

Oh luce eterna, che solo da te stessa sei racchiusa,
che tu sola sei in grado di comprenderti, e solo tu ti conosci
e conoscendoti rivolgi a te il tuo amore e la tua luce!

Quel cerchio di luce, il secondo, che così generato
appariva in te come una luce riflessa,
dopo essere stato a lungo da me osservato,

dentro di sé, disegnata nel suo stesso colore,
mi sembrò contenere l’immagine di un uomo:
per cui il mio sguardo era tutto intento a contemplare in esso.

Come il geometra, il matematico, che si impegna intensamente
per fare quadrare il cerchio, ma non riesce a trovare, pur
pensandoci a fondo, il principio su cui basare il proprio calcolo,

così stavo io di fronte a quella straordinaria visione:
volevo vedere, capire, come si adattasse
al cerchio quell’immagine umana, e come vi trovasse posto;

ma le mie capacità non erano adeguate ad una simile impresa:
se non che, all’improvviso, la mia mente fu colpita
da una bagliore che fece esaudire il suo desiderio.

Alla mia capacità di immaginazione mancarono a questo punto le
forze; ma già il mio desiderio di sapere e la mia volontà
venivano indirizzati altrove, così come è il moto uniforme di una ruota,

da Dio , che muove il sole e tutti gli altri astri.

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