chi sei per me? chi sono per te?

“Chi sono io per te?” chiede Gesù a ciascuno degli apostoli, nel Vangelo di ieri: domanda seria e provocante a cui non è semplice dare una risposta.

E’ la domanda che attraversa anche le nostre relazioni: in ogni legame arriva sempre un momento in cui ci si chiede: ma tu chi sei per me? che posto occupi nella mia vita? che peso hai ? Questo vale tra amici, fidanzati, amanti…L’altro c’è fisicamente; quello che occorre chiarire è il posto “simbolico” che esso occupa nella nostra vita, il significato che attribuiamo alla sua presenza.

Talvolta questa domanda è esplicita, detta apertamente, ad alta voce; altre volte resta taciuta nel nostro cuore e rimane inespressa. Ciononostante essa ha sempre una portata essenziale nelle nostre relazioni

La parte difficile della domanda è quel “per te” finale. L’ostacolo da superare non è tanto quello di riconoscere la presenza dell’altro di fronte a me, quanto quello di comprendere il valore che attribuisco al suo essere lì. La domanda “chi sei?” pone l’accento sul tema della verità dell’altro, della sua identità, dell’accoglienza della sua persona ed individualità. Chiedersi “chi sei per me?” sposta il baricentro della domanda verso una prospettiva di significato: dalla verità del “chi sei?” alla significatività del “chi sei per me?”.

Gesù riconosce che in ogni nostro legame non basta ammettere la presenza dell’altro se questo poi non acquista un peso nella “bilancia della nostra vita”. E così quando Pietro, a nome degli apostoli, dice “Tu sei il Cristo di Dio” non esprime solo una verità sulla persona di Gesù, non definisce solo la sua identità. Egli fa molto di più: Pietro qualifica Gesù in relazione alla propria vita, chiarisce chi è l’interlocutore in riferimento al proprio orizzonte esistenziale e valoriale. Dicendo “Tu sei il Cristo”, ossia “Tu sei il Messia” dice anche “Tu sei quello che salvi la mia vita, porti a pienezza e compimento al mio tempo, porti futuro ai miei giorni”.  Voglio dire che nelle parole di Pietro è possibile leggere non solo una risposta oggettiva sulla identità del suo amico ma pure una dimensione soggettiva ed esistenziale.

Ogni persona che amiamo chiede di essere riconosciuta ed accolta nel suo valore intrinseco ed oggettivo; essa è un bene in quanto tale, indipendentemente da tutto, da contesto, dalle circostanze, dagli umori, etc… Eppure questa stessa persona non si accontenta di essere onorata in questo riconoscimento “fattuale”: essa ci chiede di più, interpella più profondamente la nostra vita. Il suo volto ci sussurra la domanda che da sempre abita tutti i legami: “Io chi sono per te? ” e ” Tu chi sei per me?”

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