effetto “Amici”

Trovo che ci sia un atteggiamento generalizzato che mi convince poco… lo chiamerei effetto “Amici” in onore della nota trasmissione della De Filippi che di questo atteggiamento si fa convinta sostenitrice. È l’idea, più o meno dichiarata, che nella vita sia sufficiente entusiasmo ed energia per “sfondare”, che basti molta buona volontà ed impegno per fare grandi cose.

Lo vedo condiviso non solo dalla televisione ma anche dalla politica, lo vedo in certe forme di volontariato e più in generale in varie manifestazioni sociali. È una sorta di leitmotiv che attraversa un po’ tangenzialmente la nostra vita e le nostre visioni.  Non nego che ci siano una parte di “verità” in questa posizione ma mi preoccupa una estremizzazione di questa visione, come mi pare di vedere in giro. Magari appartengo un po’ alla “vecchia scuola” ma credo che nella vita non sia bastante l’entusiasmo ed l’impegno ma la competenza, lo studio e le capacità acquisite e maturate siano una componente indispensabile.

Sono consapevole che in Italia la “scala mobile sociale” sia molto ridotta: i figli degli avvocati è molto probabile che facciano gli avvocati, così per commercialisti, notai, docenti, medici etc… La percentuale di figli provenienti da classi operaie che accedono a posizioni apicali nelle organizzazioni è ancora troppo bassa, ma penso che non si affronti questo problema di mobilità sociale in un modo così semplicistico. Una vera società meritocratica è quella che premia il merito e non l’improvvisazione, la capacità e le competenze e non l’entusiasmo.

Il messaggio che mi piacerebbe passare ai miei figli è che nella vita occorre studiare, formarsi, misurarsi con problemi complessi, allargare le prospettive ed i punti di vista e tutto questo richiede fatica, applicazione, tempo, sudore, preparazione. L’entusiasmo e la buona volontà sono una parte importante, anzi direi necessaria ma non sufficiente.  Magari mi sbaglio ma non ci si improvvisa buoni politici senza avere fatto un po’ di “gavetta”, senza essersi misurati con problemi sempre più complessi ed articolati, attraverso un curriculum che sia graduale, crescente e progressivo; allo stesso modo non si diventa bravi ballerini senza avere appreso la tecnica, senza aver maturato capacità e abilità che sono necessariamente acquisite e non frutto di improvvisazione. Fanno sorridere certi ballerini (o politici) che si muovono in modo scomposto e sgraziato e chiamano tutto questo “danza”, solo perché ci mettono molto entusiasmo e passione…

Credo che, nonostante tutto, la vita conservi una propria intrinseca giustizia: essa presenta prima o poi il conto per quanto non è stato “pagato” a tempo debito, e talvolta questo comporta anche la restituzione degli interessi maturati…

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