niente è senza voce

 

” (…) Camminando, dopo le iniziali fatiche e le resistenze di muscoli e arti intorpiditi, si comincia a riprendere tono, aumenta la capacità respiratoria, gambe e braccia ritrovano agilità e anche il passo degli anziani diventa più sicuro. Così questo movimento naturale del corpo immette dinamica nei nostri sensi e nel nostro cervello che vengono stimolati dal paesaggio, dagli oggetti che attraversano il nostro campo visivo, dalle voci flebili della natura che percepiamo giungere alle nostre orecchie, finalmente liberate da tanti rumori.

Certo, è necessario che queste passeggiate avvengano in mezzo alla natura, così come è bene rinunciare a stordire il silenzio con musiche e voci immesse direttamente nei padiglioni auricolari: allora si farà l’esperienza che, come scrive l’apostolo Paolo, “niente è senza voce” (1 Cor 14,10). Sì, ogni cosa ha un messaggio da offrirmi, anzi diventa essa stessa una parola per me: così dall’apparente silenzio emergono presenze insospettate che suscitano domande, stimolano le nostre rimaste inevase e si offrono come voce di risposta. Basta scorgere una fragolina in mezzo all’erba di una ripa o una primula che sbuca in un anfratto del bosco in cui il sole di gennaio ha sciolto la neve: subito avvertiamo il bisogno di fermarci ed ecco affiorare le domande.

Camminando poi si incontrano tante “cose”, che per il cristiano sono “creature”, ciascuna con un significato, una vita propria che va rispettata, contemplata, una storia di cui siamo responsabili: sta a noi custodirla e darle voce. Soprattutto nel bosco lo sguardo è costantemente stimolato: ora è attirato in basso per vedere fiori e arbusti, ora corre in alto per vedere come gli alberi sfidano il cielo alla ricerca della luce, ora si sofferma su tronchi e rami che dettano il percorso… Nasce così un dialogo cui il vento tra le fronde dà voce. Immersi in questo fiume di vita ci siamo noi “terrestri”, noi umani, co-creature di alberi, animali, sassi, rocce, muschi, noi umani chiamati a prenderci cura di loro e a diventare il loro pensiero, la loro voce. Così possiamo sperimentare una grande intimità e, quindi, una reale comunione. (…)

Camminare è essenziale per noi umani, ma sovente lo scopriamo tardi, come tardi ci accorgiamo che la vita è un cammino da percorrere giorno dopo giorno, verso una meta che non sempre cerchiamo o abbiamo chiara davanti a noi. Ben lo aveva intuito Machado: “Camminando si apre cammino”, passeggiando si può scoprire una meta che all’inizio non si conosceva. A volte basta prendere la decisione di partire, come Abramo: “Lech, lechà!”, Alzati, va’: va’ verso te stesso, va’ al di là dell’orizzonte, cammina, cammina, non troverai mai un limite sulla terra, perché la terra è rotonda e tu sei più grande dei tuoi limiti.”

tratto dalla rubrica “La bisaccia del mendicante” di ENZO BIANCHI sul numero di giugno della rivista Jesus. Leggi QUI l’articolo completo

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