permette una domanda?

Si dice che l’ebreo è colui che risponde ad una domanda con un’altra domanda. In effetti la dimensione dell’interrogazione, del dubbio e della ricerca appartiene in modo singolare alla cultura ebraica. Ma a ben vedere essa appartiene ad ogni spirito inquieto e curioso, quasi insoddisfatto di quello che sa ed è.

Ogni domanda è sempre un atto eversivo, porta con sé qualcosa di rivoluzionario e destabilizzante. La domanda presuppone ed implica sempre una rottura dell’esistente, un superamento di ciò che è ovvio ed assodato. Nella domanda mettiamo in questione ciò che da sempre sappiamo, rendiamo problematico ciò che prima era ovvio e sottinteso ed andiamo ad instillare il dubbio su quanto era stato, fino ad allora, assodato. Sempre un poeta ebreo contemporaneo, Edmond Jabes, scrive: “interrogare è rompere, è stabilire un dentro ed un fuori, stare ora nell’uno, ora nell’altro” (E. JABES, Dal deserto al libro, Elitropia, pag. 129).  La domanda vive sempre sulla soglia: giunge al confine di quello che si sa, per oltrepassarlo; è il tentativo di superare le “colonne d’Ercole” della propria conoscenza e consapevolezza, per sfidarsi su terreni nuovi ed inesplorati. Fare domanda è un po’ come aprire nuove finestre, spalancare nuove porte, avventurarsi su sentieri inesplorati e non ancora battuti.

Penso che la nostra possibilità di crescere e maturare sia in qualche modo legata alla nostra capacità di fare domande. Progredisce chi non cessa di essere curioso, di porre quesiti a se stesso, agli altri e alla vita; cresce chi non smette di cercare un senso, una direzione, un perché; chi custodisce i propri dubbi non come un recinto per la propria anima, ma come uno stimolo ed in invito ad andare oltre e continuare a cercare.

Ho l’impressione che talvolta siamo talmente presi nello sforzo di dare risposte che non sappiamo suscitare e custodire le domande importanti che ci abitano. Racconta Elie Wiesel, scrittore ebreo sopravvissuto alla Shoah, in un suo libro autobiografico: “Mi trovai un maestro nella persona di Moshè lo Shammash. Mi aveva osservato un giorno mentre pregavo al crepuscolo. «Perché piangi pregando?» mi domandò, come se mi conoscesse da molto tempo. «Non lo so» risposi assai turbato. La questione non si era mai presentata al mio spirito. Piangevo perché… perché qualcosa in me sentiva il bisogno di piangere. Non sapevo altro. «Perché preghi?» mi domandò dopo un attimo. Perché pregavo? Strana domanda. Perché vivevo? Perché respiravo? «Non lo so» gli dissi, ancora più turbato e a disagio. «Non lo so». A partire da quel momento lo vidi spesso. Mi spiegava con grande insistenza che ogni domanda possedeva una forza che la risposta non conteneva più… «E tu, Moshè, perché preghi?» gli domandai. «Prego il Dio che è in me di darmi la forza di poterGli fare delle vere domande»” (E. WIESEL, La notte, Giuntina pag. 12-13). Le domande sono sempre un motore di movimento, propulsori di crescita e cambiamento; talvolta le risposte, soprattutto se dal tono consolatorio o artefatto, anestetizzano lo spirito, sono come delle capanne provvisorie sotto le quali pensiamo di trovare rifugio nella tempesta ma che ben presto si mostrano ripari inutili. Credo davvero che nella vita la cosa più importante sia fare le domande giuste, quelle vere, che riguardano il senso delle cose che facciamo, la meta del nostro andare le ragioni che ci spingono ogni giorno a camminare.

Il dubbio, che genera la domanda, è un assaggio di ciò che non sappiamo e di ciò che potremmo diventare; è una premonizione, un presentimento del futuro possibile, un chiaro “cartello stradale” per una direzione di crescita. Fa domande, in fondo, chi vive una “collocazione provvisoria” nel proprio cammino: egli sa di essere in viaggio, che sta compiendo un pellegrinaggio che prevede una meta e tante tappe intermedie da raggiungere giorno dopo giorno. Fare domande è per lui lo slancio necessario per fare il passo successivo, per muovere il piede, per sbilanciarsi in avanti verso un nuovo punto di equilibrio.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Giugno di LodiVecchioMese

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