un timido sorriso

Più passa il tempo, più mi convinco che la speranza non è una virtù per anime belle, per gente pia che proietta nel domani l’augurio che le cose vadano meglio, che confidano in futuri ultraterreni per ripristinare quel minimo di giustizia che su questa terra fatica a trovare spazio. La speranza non è un ansiolitico a buon mercato, un sedativo per gente angustiata per il domani, la facile consolazione alle nostre paure e preoccupazioni.

Forse oggi è più facile vivere da disperati, da gente che non crede al futuro; è più comodo un cinico disincanto per cui nulla vale, tutto è niente, il domani è avvolto da un cupo pessimismo e non ci resta che prepararci al peggio. In fondo il mondo di oggi ci guida proprio in questa direzione: vanità delle vanità, tutto è vanità, si direbbe utilizzando una nota pericope del libro del Qoelet. E l’effetto di questa grigia tristezza è l’avvallo e la concessione di ogni capriccio narcisistico, ogni voglia solitaria ed ogni bisogno individualista.  D’altra parte, se del domani non v’è certezza, tanto vale godersi l’oggi, affidarsi al piacere dell’attimo, alla difesa egoistica dei nostri interessi e di quelli che appartengono alla nostra cerchia di affetti.

Eh sì, la speranza non è cosa per uomini smidollati o piagnoni: oggi occorre molto coraggio per vivere sperando. Dopo una giornata di lavoro, dopo aver visto un telegiornale o letto un quotidiano, dopo aver parlato con colleghi e conoscenti non è cosa facile guardare al domani con fiducia e speranza. Talvolta cogli attorno a te un senso di disincanto, di pessimismo, di cinica negatività che toglie il fiato, che tarpa le ali e gela gli entusiasmi.

Ti rendi conto che la speranza è qualcosa che non puoi lasciare agli entusiasmi giovanili, all’euforia che nasce quando il cielo sembra sempre azzurro. La speranza ha talvolta il gusto amaro di qualcosa trattenuto con i denti, di qualcosa a cui aggrapparsi con le unghie anche quando fa male. Sorella speranza, spesso rappresentata come una bambina che gioca allegra e spensierata, ha a volte il ghigno freddo ed ostile, scontroso ed indisponente.

Solo un’ascetica scelta interiore ti permette di sostenere uno sguardo ricco di speranza sul mondo di oggi. Solo una pratica disciplinata di una cura della propria interiorità può offrire la chance di reggere all’urto della vita, allo strapotere del cinismo e alle sirene del disincanto. Solo la possibilità di accedere al nucleo incandescente della nostra interiorità riconciliata può regalare il guizzo per affrontare il domani con un timido sorriso.

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