là dove tutto ha inizio

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”.

Quanto è attuale e moderno questo bonario rimprovero che Gesù fa a Marta, che si lamenta della sorella seduta ai suoi piedi ad ascoltarlo mentre lei è sola a servirlo. Pare quasi di vederle le tante Marte che vivono al giorno d’oggi, e noi con loro, sempre di corsa, piene di impegni, di cose da fare, senza tempo, senza pausa, senza sosta. In fondo a bene vedere, siamo tutti un po’ Marta, coinvolti in una perenne corsa ed in un perenne fare che non ci dà tregua. Quanto è umano tutto questo. E forse non è nemmeno tutta colpa della modernità se questo affanno abita il nostro cuore, se pure la Marta evangelica, che di certo non aveva smartphone, internet e facebook, è stata contagiata da questo virus. Forse allora è un po’ tipico dell’uomo di ogni tempo questo smarrirsi nell’azione e nelle preoccupazioni.

Eppure, da buon conoscitore del cuore dell’uomo, il Maestro di Nazareth ricorda a Marta, e con lei a tutti noi, che tra le molte urgenze, una cosa solo è essenziale: questo necessario è, stando al racconto evangelico, la parola, capace di generare relazioni.

L’ascolto della parola, di ogni parola, è davvero ciò che è essenziale, direi ciò di cui non possiamo fare a meno, è ciò che ciò rende uomini, che ci costituisce come persone in dialogo. Non è qui questione di astruse discussioni tra il primato dell’azione o della contemplazione, dell’agire o del meditare. Credo che qui la questione sia il riconoscimento di quell’atto che è fondatore di umanità, quell’esperienza senza la quale semplicemente “non siamo”, quella capacità che fa di noi esseri capaci di trascendenza.

La parola ascoltata e detta è luogo in cui si intesse una relazione, è il momento in cui ogni individuo esce dalla propria solitudine per aprirsi all’alterità e all’Alterità. La parola è sempre pro-vocazione ed in-vocazione, è dia-logos, è attività intrinsecamente centrifuga, estroversa, liminare. La parola genera ponti tra mondi separati, accorcia distanze, crea intimità e comunioni.

Quando Gesù rimprovera Marta, non le sta indicando un comportamento morale più corretto e consono; molto di più, la sta conducendo là dove tutto ha inizio, in quel luogo che è il solo necessario, quell’atto che nella sua palese debolezza, è l’unico capace di creare e sostenere il tutto. La parola.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...