la forza della parola

È sempre sorprendente il potere della parola, la sua innata capacità creativa, la forza di cui è portatrice e gli effetti di cui è capace. Quando, parlando con qualcuno, alle parole di circostanza e di “superficie”, subentrano le parole vere, hai modo di toccare con mano quanto la parola, ogni parola, sia capace di miracoli, di aprire universi, di generare senso e sensi, di spalancare occhi e di sciogliere cuori.

La parola è quel qualcosa capace di ordinare il nostro mondo, di creare un cosmo sopra il caos, per usare una immagine genesiaca. Hai quasi l’impressione che una cosa non esista se non abbiamo una parola capace di portarla alla luce, di farla nascere, di darle sostanza.

La parola è esploratrice del nostro mondo interiore, che, senza la parola, sarebbe un agglomerato informe di emozioni, sentimenti e pulsioni. La parola è capace invece di darle forma, ordine, senso, di imprimere una direzione e di propiziare un compimento.

Che dono grande possiamo fare a qualcuno quando gli doniamo una parola capace di leggere il proprio vissuto, di generare senso, di verbalizzare dubbi e paure, preoccupazioni e timori, speranze ed attese. È una persona più ricca, più umana direi, quella che sa esprimere se stessa nella parola. Il grande Lorenzo Milani aveva capito la forza liberatrice della parola, la sua dinamica umanizzante, per cui un uomo senza parola è l’uomo più povere del mondo, il più debole ed il più vulnerabile.

La parola è quel mistero che ci fa uscire dalla nostra cupa solitudine e ci mette in dialogo con l’altro. Se ci fermiamo a riflettere la cosa sa dell’incredibile: ciò che vivo dentro di me diviene comunicazione all’altro grazie alla parola; in virtù di essa il mio mondo non è più un’isola ma ciò che è mio diventa tuo e quello che è tuo mio. La parola sa generare questi incontri che sanno del miracoloso. Parlo e grazie alla parola divento capace di intese, di comunione e di intimità. È come se il mio mondo interiore si spalancasse e offrissi all’altro la possibilità di entrare e di dimorarvi.

La parola non è solo quel moto che mi accompagna verso l’altro. La parola è prima di tutto quel movimento che mi conduce dolcemente a me stesso, che mi fa riappropriare di chi sono, di quanto vago e a quale dignità sono chiamato.

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