scrivere

Con il tempo mi rendo sempre più conto di quanto la scrittura sia un efficace strumento di conoscenza, un modo per scoprire cose nuove cose di cui non eri consapevoli o a cui non pensavi. Scrivere non serve solo per esprimere ciò che uno ha in testa ma anche per conoscere quanto ti passa dentro, per farlo emergere e portarlo a consapevolezza.

Talvolta si pensa che il meccanismo della scrittura funzioni più o meno così: individui un contenuto, te ne appropri e con la scrittura lo formalizzi e lo rendi accessibile anche agli altri. È vero, talvolta funziona in questo modo. Ma non sempre. Faccio spesso esperienza di un altro modo di lavorare della scrittura: mi capita di fare un’esperienza che sento essere molto ricca e la scrittura mi prende per mano per indagare quel vissuto, per conoscerlo, per comprenderne meglio il contenuto ed il valore. La scrittura può essere la modalità grazie alla quale puoi abbracciare un’esperienza, te ne puoi appropriare e la fai diventare parte del tuo vissuto.

Assomiglia molto ad un cercatore di tesori che scava in un campo: non sa cosa troverà, ma ha presentimento che sotto ci sia qualcosa di bello. Ecco allora che scava alla ricerca del bene prezioso. Così è la scrittura: la penna è come quella pala che ti permette di scavare nella tua anima, di andare in profondità nel tuo vissuto, finché non trovi il tesoro che speravi. La scrittura insomma propizia un processo di trivellazione e di carotaggio.

Il tutto nasce da questo presentimento iniziale, dalla percezione (un pre-sentimento appunto) che in quella esperienza, in quell’attimo, in quel luogo ci sia qualcosa di prezioso che vale la pena indagare. Devo dire che il tutto non sorge da una consapevolezza razionale e intellettuale… No… Il presentimento ha più a che fare con l’intuizione, l’impressione, una sorta di sesto senso. È così che “fiuti” che quel terreno è promettente, che merita di essere scavato, scandagliato e perforato. La scrittura è il mezzo per attuare concretamente questa investigazione.

Talvolta quando appoggio la punta della penna sul foglio bianco, o quando apro un documento Word e metto le dita sulla tastiera, non so esattamente dove tutto questo mi condurrà, non conosco a priori quale sarà il risultato del mio scrivere. Sembra quasi che sia la scrittura a guidare il tuo pensiero e non viceversa.

Mi chiedo così se sia corretto dire che scrivere è un “mezzo” per conoscere. Ritengo, in altre parole, che la scrittura non assomigli tanto alla pala quanto all’atto stesso dello scavare. Per cambiare metafora, la scrittura ricorda più il viaggio che non il mezzo di trasporto, il movimento più che il motore, la danza e più che il movimento dei piedi….

Ecco che è successo di nuovo: alla fine di questo post la scrittura ha preso il sopravvento, ha sospinto i pensieri e la mano. Ed ecco che mi sono ritrovato nuovamente là dove non mi aspettavo…

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