al tirà

Rilancio quanto scrivevo in fiducia e paura con questo interessante articolo di Cardini:

Non avere paura non è affatto sinonimo d’incoscienza e di audacia fine a se stessa: significa imparare a dominala, impedirle di conquistare per intero la nostra coscienza, inserirla in una gerarchia ragionevole di valori. Gestirla, proibendola di trasformarsi in panico. Vi sono antidoti alla paura: non assoluti, ma validi e preziosi. Essi hanno nome intelligenza, serenità, speranza.

Nella società occidentale pre-moderna, la meditazione sulla morte era – come già consigliava Platone – il nucleo dell’esistenza e della meditazione sulla vita. Ci si preparava a morire nel momento stesso nel quale si cercava di esorcizzare la morte troppo crudele o precoce; si “addomesticava” la morte ostendandola, solenizzandola, rendendola familiare nella preghiera, nel rito liturgico, nelle periodiche feste religiose. “Sorella” arrivava a chiamarla Francesco. L’esistenza precaria – che alcune congiunture come le ricorrenti carestie ed epidemie aggravavano nella sua precarietà – costituiva la base per un modo di affrontare la vita che dai grandi modelli storici quali Seneca e Marco Aurelio (dal magistero dei quali nasce la massima “vivere come se fosse questo fosse il nostro ultimo giorno sulla terra, pensare come se non dovessimo morire mai”) giungeva ai grandi riti folkloristici di tipo apotropaico (ndr: attribuito a un oggetto o persona atti ad allontanare gli influssi maligni): ingannare la morte, ridurla a una marionetta che può prendere le bastonate dall’eroe popolare caro i bambini, ingannarla in più modi.

Ma la Modernità, ch’era pur nata dall’audacia e dalla sfida di scopritori ed inventori, ha preteso di assolutizzare le certezze immanenti nel momento stesso in cui, con il “processo di secolarizzazione”, relativizzava Dio e quelle trascendenti. La Modernità ha giorno per giorno “laicizzato”, cioè desacralizzato la morte fino a nasconderla come una vergogna e addirittura negarla. Da solenne e severa sorella, se n’è fatta diabolica nemica. L’insicurezza di noi occidentali moderni nasce dal nostro progetto faustiano di voler rendere sicuri, grazie alla tecnica, alla scienza, alla ricchezza, alla Volontà di potenza, tutti gli aspetti dell’esistere; ed dalla insopprimibile, disperata consapevolezza che il futuro non si domina e che la vita è una catena di incertezze continue, dominate da una sola certezza che non vorremmo.

Impariamo a reagire. Non facciamoci intimidire da nulla: tanto meno da dei pazzi o da dei fanatici che ci vorrebbero tremanti di paura di fronte al loro arbitrio omicida e suicida. Recuperiamo l’allegria antica di chi va incontro al destino a testa alta, fiducioso nella sua buona stella o fidente nell’aiuto di Dio. Riprendiamoci le nostre notti, i nostri caffè, i nostri stadi, i nostri Boulevard. Il nemico non dispone di abbastanza pazzi disperati da ammazzarci tutti. La morte vince sempre sui singoli. Ma, insieme, siamo più forti noi. Ha ragione la Bibbia: “al tirà” , non avere paura.”

(tratto da un articolo di Franco Cardini su Il secolo XIX, 25 luglio 2016)

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