servire la vita

Rilancio questa semplice testimonianza  condivisa al Campo Famiglie Diocesano  (agosto 2016)

Chi è mio fratello? Gira un po’ attorno a questa domanda la riflessione che vorrei condividere molto semplicemente con voi oggi. Chi è mio fratello che con me vive l’esperienza ecclesiale… anche se è evidente che su queste questioni le schematizzazioni ecclesiale/secolare funzionano poco.

Vado dritto al punto. La mia tesi, che oggi vorrei articolare, è che mio fratello è colui che accanto a me ha fame di Vita. La mia proposta ruoterà attorno a questa idea centrale: la Vita, con la V maiuscola, è ciò di cui ogni uomo ha una fame ed una sete radicale e proprio la condivisione di questo “appetito” fonda in modo unico, la nostra fraternità. I miei fratelli sono appunto coloro che con me ed insieme a me, cercano, anzi direi bramano, questa Vita. Credo che la prospettiva di fondo che vorrei condividere sia riassumibile molto semplicemente così: vivere la fraternità, essere fratelli delle persone con cui viviamo, nei diversi ambiti dell’esistenza, si traduce nel mettersi al servizio della loro vita.

Una veloce premessa, giusto per capirci. Quando parlo di Vita, vorrei riferirmi qui alla vita concreta delle persone, nella sua forma sensibile, direi carnale. Intendo dire che la Vita che siamo chiamati a servire non è una vita eterea, “spirituale” in senso di spiritualistico, ma la vita quotidiana e feriale delle persone, oserei dire la lor vita quotidianamente banale, con i lori problemi minuti e spicci, i loro tic, le loro abitudini, le loro paure spesso inespresse, le loro aspirazioni e speranze. Occorre avere di fronte delle persone in carne ed ossa, non delle idee o peggio degli ideali; occorre servire l’uomo storico, che è qui ed adesso, non l’idea che dell’uomo ci portiamo in testa.

In fondo penso che la scelta di “servire la vita” sia in linea con lo stile di Gesù: se leggiamo la sua vita raccontata nei Vangeli, Egli non ha fatto altro che servire, promuovere, guarire la vita delle persone che ha incontrato. Pare che il suo impegno maggiore fosse proprio la possibilità di restituire la vita a coloro che l’avevano smarrita. La sua attività taumaturgica e terapeutica è stata davvero un grande servizio alla vita: a tutte le persone che ha incontrato Gesù ha sempre offerto la possibilità di una vita più umana, rinnovata, guarita, restituita alla gioia e alla pienezza. E questa sua cura non era rivolta all’umanità come categoria sociologica bensì alle singole persone, alle donne e agli uomini che incontrava lungo la via. Diremmo tutti coloro che il Padre ha messo sul suo cammino.

Cosa intendo quando dico che occorre “servire la vita”? in che direzione occorre muoversi? vi propongo tre direzioni che mi paiono particolarmente urgenti oggi in riferimento all’esperienza del vivere.

UNA VITA POSSIBILE

Anzitutto credo che occorra servire e testimoniare la possibilità della vita. Parrà banale ma oggi ho l’impressione che la stessa possibilità di vivere sia in qualche modo messa in discussione. Soprattutto in questi ultimi mesi ed anni si percepisce nel nostro mondo una spirale di morte che soffoca le esistenze, una coltre grigia di caos e sfiducia che fa dubitare che la vita sia ancora possibile, che esista un futuro, una possibilità di bene e di felicità che ci attende. Vedo in giro tanti ripiegamenti narcisistici, tanti egoismi, tanto individualismo, tanta disillusione che in fondo è il risultato di uno sguardo cinico sulla vita, la rinuncia ad una vita possibile e piena. Occorre allora vivere tra i nostri fratelli con la fiducia e la speranza del primato della vita, della sua intrinseca ed originaria bontà e competenza. Occorre annunciare e testimoniare la possibilità della vita in un tempo che pare dire tutt’altro, tra persone demoralizzate e rinunciatarie che faticano ad aprirsi al domani con slancio e coraggio.

UNA VITA DI QUALITA’

La seconda direzione riguarda la qualità della vita che viviamo e che annunciamo. Credo che oggi sia urgente essere promotori di una vita di spessore, qualitativamente alta e densa. In altre parole di una vita pienamente umana. Chi vive ed incontra la gente ha spesso la sensazione di uomini che vivono una vita a ribasso, che si trascinano o che si lasciano vivere. Talvolta, anche tra coloro che mettono impegno ed entusiasmo nella loro vita, cogli la percezione di una vita in qualche modo “mancante”, incapace di realizzare a pieno l’umanità di cui ciascuno di noi è ricco. Allora è urgente servire la vita nelle molteplici dimensioni di umanità in cui essa si offre. Occorre essere capaci in prima persona di una umanità bella, ricca, profonda, poliedrica e trasmettere questa passione ai fratelli che con noi calpestano questa terra. È evidente che questo richieda lo sforzo di ripensare a cosa significa essere uomini, quali dimensioni appartengono alla nostra natura, senza riduzionismi o parzialità. So che è una discussione ampia e difficile, anche perché oggi pare che si neghi radicalmente la possibilità di definire e comprendere l’umano nella sua natura propria, quasi che l’uomo sia il risultato di fattori sociali ed ambientali e null’altro … ma questo discorso ci porterebbe lontano…  

UNA VITA SENSATA

La terza direttrice che vorrei proporvi è quella di servire la sensatezza della vita. Questa è forse la cosa più difficile ed impegnativa, in questo tempo post-moderno, liquidi o forse addirittura gassoso o vaporizzato. Servire la vita in questa direzione significa testimoniare e vivere il Senso eccedente che abita i nostri giorni, raccontare quella dimensione trascendente ed ulteriore che ci appartiene in quanto esseri umani. È riconoscere che le cose non ci bastano, che non siamo un grumo di cellule ed atomi, che vi un Mistero che abita le cose, le persone, la nostra stessa vita e che ci chiama ed invita ad andare Oltre. La vita è una cosa densa, profonda… c’è una trama che abita la vita che occorre riconoscere e promuovere, c’è un Logos che tutti abita e tutto attraversa, c’è un Senso nelle nostre stanche giornate, una direzione di marcia anche quando tutto pare fermo ed immobile.

È questo forse il servizio più bello ed evangelico che possiamo offrire alle persone che incontriamo e ai fratelli che amiamo.

Penso che la Bella Notizia sia che questo senso della vita non si impone dall’esterno, come una aggiunta successiva o un adesivo da appiccicare da fuori. Questo senso è immanente alla vita che viviamo, risiede nella dimensione più profonda e radicale delle nostre esistenze.  Servire la sensatezza della vita dei nostri fratelli non significa allora trasmettere o aggiungere qualcosa dal fuori, ma aiutare le persone a leggere la loro vita come già abitata da un Mistero di Vita. Le esperienze che ciascuno di noi vive già contengono, come in filigrana, il senso dirompente dell’essere, sono già intrise di un mistero che le anima. Vi è una trama che da consistenza e permanenza ai nostri giorni e alle nostre vite. La sfida è quella di avere occhi capaci di scorgere, tra le pieghe dei giorni, questo mistero divino che le abita.

Capite come Gesù che si presenta come Via, Verità e Vita, è proprio la Via che permette di accedere a questo Mistero personale della Vita e che Gesù stesso ci ha insegnato a chiamare Padre. È l’incontro e l’esperienza personale con il Figlio che ci permette di scorgere la dimensione intrinsecamente filiale di tutte le cose, grazie alla quale ogni cosa è un rimando alla sorgente e all’origine del tutto.

Chiudo con un piccolo pensiero personale. Quando ho pensato a queste parole ho avuto nella mente e nel cuore il volto di un fratello che ha creduto e vissuto una vita possibile, alta e sensata. Un fratello che ha servito la mia vita come quella di tanti altri fratelli. Don Marco mi insegna che questa vita alta è possibile, è accessibile a noi, nonostante le sfide che il vivere ci pone di fronte. Guardo a lui come ad un fratello che prima di me e con me ha sperimentato la possibilità, la qualità e la sensatezza di questa Vita ed ora ne gusta la Pienezza nel grembo stesso della Vita. Grazie

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