pokemon

Ammetto di essere un uomo del paleozoico, se paragonato ai giovani della “generazione digitale”, nati con lo smartphone in mano, con tastiere touch e perennemente connessi alla rete come in una grande community (è difficile parlare di queste cose senza essere debitori verso la lingua inglese…)

Ho scoperto solo qualche settimana fa il magico mondo di “Pokemon go”: da quello che ho compreso (ma è bene considerare la premessa che ho appena fatto), scarichi un app sul tuo cellulare, grazie alla quale via in cerca di alcuni animaletti (i Pokemon appunto) che sono stati nascosti nei posti che visiti.  Quando hai la fortuna di incontrane uno, la videocamera del tuo cellulare si attiva e riesci a riconoscere il Pokemon davanti a te, in virtù del fatto che l’applicazione è in grado di aggiungere alla ripresa “reale” una immagine “virtuale”: in pratica un piccolo animaletto si anima nello schermo del tuo smartphone mentre sta riprendendo un luogo fisico.  Questo ti permette di “catturare” il Pokemon e, manco a dirlo, più ne prendi più bravo sei.

Apprendo che questa nuovo modalità di giocare viene denominata “realtà aumentata”: sì, perché vedi cose che in una “realtà reale” non vedresti mai, il tutto reso possibile da un potente processore digitale.

Mi incuriosisce questa idea della “realtà aumentata”: è come se la realtà che viviamo tutti i giorni fosse troppo povera per i nostri appetiti post-moderni; come se ci servisse di più e di altro per soddisfare la nostra voglia di vita e di divertimento. La realtà ordinaria ci appare troppo banale, feriale, poco stimolante e tutto sommato scontata.

Incapaci di andare a fondo delle cose, preferiamo costruirci sopra uno strato virtuale che le renda più attrattive ed interessanti: mossi dal dubbio che la torta sia davvero buona dentro, amiamo spalmarci sopra uno strato di glassa che renda il boccone più dolce. E così perdiamo il gusto del cibo e diventiamo assuefatti ad aromatizzanti chimici che, forse, calmano la fame, ma che non saziano.

Sarò forse poco al passo con i tempi, ma la realtà mi pare troppo densa e profonda perché ci si possa annoiare…. Basta spalancare gli occhi ed aprire i sensi per rendersi conto di una ricchezza che ci si offre davanti, una varietà ed una abbondanza di senso e di sensazioni che nessuna realtà virtuale, per quanto aumenta, potrà replicare.

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