dalla pianura…

“Quando vi separate dall’amico non rattristatevi: la sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura”

Questo pensiero di Gibran mi è tornato alla mente in questi giorni in cui ricordiamo i sei mesi dalla morte di Marco. È proprio così: il tempo ti dà la possibilità di apprezzare alcuni aspetti che non avevi notato in precedenza, sotto l’impeto delle emozioni, della sofferenza e del senso di vuoto che provi.

Ho letto qualche giorno fa una interessante intervista del Card. Ruini sul Corriere in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, in cui, tra l’altro, il cardinale racconta di Marco in appendice, avendolo conosciuto ed avendo partecipato ai giorni della sua morte. Dice così: “Si muore in tanti modi, che dipendono da quello che siamo nel profondo e dal genere di persone che ci sono vicine; oltre che, naturalmente, dalla nostra maggiore o minore solidità psichica e dal tipo di infermità che ci conduce alla morte. Mescolata a tutti questi fattori gioca però un grande ruolo anche la fede in Dio e nella vita eterna. Rimane vera cioè la parola di san Paolo: i cristiani sono coloro che hanno speranza.”

Pensavo che davvero la morte è la cartina tornasole della vita: di fronte alla morte, uno mostra quello che è; di fronte a questo evento, che è la fine ed il fine della vita, ogni uomo non mente, non indossa maschere, non recita copioni scritti da altri; ciascuno è semplicemente se stesso, con quello che è stato, con le sue convinzioni, le sue paure e le sue speranze.

Questa riflessione mi porta ad ammirare, come fa lo scalatore in pianura con la montagna, ancora di più Marco: egli è stato un “testimone verace” di quello in cui ha creduto e per cui ha vissuto; mi piace usare l’equivalente termine greco martyr, che meglio esprime quello che intendo. Marco è stato un martire nel senso che ha testimoniato con la sua morte quelle cose che ha professato con la sua vita, non ha indietreggiato di un centimetro, non ha avuto cedimenti, dubbi o perplessità. Certo, ha avuto paura, come ogni uomo che sia degno di questo nome, come l’ha avuto anche il Figlio di Dio che di fronte alla prospettiva della sua morte ha pianto lacrime di sangue. Mi dà da pensare questa sua “integrità”, questa sua robustezza e solidità…

Sono queste considerazioni che mi fanno dire che ho avuto la fortuna e la grazia di conoscere un uomo tutto di un pezzo, una persona vera e coerente, un credente di gran pregio che ha confermato nella morte il suo Amore per la Vita.

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