6F

Amo moltissimo viaggiare in aereo; credo che, se potessi, trasferire la mia residenza in un qualunque aeroporto. Mi piace muovermi, andare, visitare, conoscere, ma la cosa che più adoro è il viaggio in sé stesso: quel tempo magico che intercorre tra il decollo e l’atterraggio. È per me è un tempo di grazia: spegni il cellulare e, da solo al mio posto, mi dedico del tempo solo per me, per leggere, scrivere, pensare, studiare o anche solo per riposare.

Il bello è che non provi alcun senso di colpa; se facessi le stesse cose a casa, rischierei di provare qualche rimorso; ma in volo no! lì non puoi fare altro e quindi puoi stare sereno, anche con la coscienza.

Prediligo il posto lato finestrino, non perché voglio guardare fuori, ma solo perché è più isolato; mi siedo, allaccio la cintura e estraggo dalla borsa una tonnellata di carta, che mi porto sempre appresso. Sono libri che vorrei leggere, articoli che mi sono rimasti sul comodino da mesi o materiale della più svariata natura. Mi accorgo della stravaganza delle mie letture quando il mio vicino, sbirciando sul mio foglio, mi fa un espressione allibita. Proprio come adesso: la mia vicina, una ragazza giapponese sui 25 anni, mi osserva scrivere sul mio block-notes, quasi stessi facendo una cosa scandalosa. Mi adocchia con con un vago senso di compatimento, come se fossi venuto dal passato; certo, con in mano il suo iPhone35, immagino non sia abituata all’uso della carta.

Con davanti a me questa montagna di carta inizio il mio viaggio, tra una lettura, un po’ di silenzio, un po’ di musica, una sbirciatina fuori ed una piccola pennichella.

Sono davvero momenti favolosi: non potendo andare altrove, sei costretto a stare lì, a goderti i minuti che passano, in sola compagnia dei tuoi pensieri o delle parole scritte da qualcun altro. È inutile agitarsi, correre o preoccuparsi: il posto 6F è l’unico luogo in cui puoi stare, tranquillamente e lentamente. È rigenerante questo tempo: raccogli ed organizzi le idee, rifletti sulle persone e su quanto ti è accaduto, digerisci la vita e te la gusti, un sorso alla volta.

È una pausa forzata ma benedetta, nella frenesia della giornata; un tempo per prendersi cura di se stessi, un momento di piacevole solitudine, che ti è donato fino a quando il segnale delle cinture si accende e la hostess annuncia che abbiamo iniziato la fase di atterraggio.

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