il corpo delle donne

Fa davvero pensare: all’alba del 2016, in uno dei paesi più avanzati del pianeta, la campagna elettorale di gioca ancora sul corpo delle donne, sul senso che tale corpo amato e desiderato assume per l’altra metà del cielo.

Ci siamo scandalizzati questa estate per la discussione sul burka delle donne mussulmane al mare, ci siamo appassionati in disquisizioni sulla libertà sessuale e sulla possibilità di esprimere attraverso il corpo le proprie convinzioni ed il proprio credo; lo abbiamo fatto dall’alto della nostra cultura dei diritti e del valore della persona, come la forma più progredita di civiltà umana. Per poi accorgerci che forse proprio così progrediti non lo siamo…

Questa ancestrale voglia di potere sul corpo femminile riemerge quasi come un tic irriflesso, come la manifestazione malsana di una identità maschile che trova nel dominio e nella sottomissione la misura del proprio valore e della propria affermazione sociale. Già Michel Foucault ricordava come, terminato il tempo del dominio assoluto del monarca sulle vite dei sudditi, è sulla sessualità che si esercita la forma più moderne di potere e di controllo, sia da parte delle culture religiose e poi secolari. Egli parla espressamente di biopotere, ossia un potere che si esprime sui corpi, i desideri ed i modi fondamentali della stessa vita.

Faticano gli uomini (qui intesi come maschi) a riconoscere davanti a sé “qualcuno che gli è simile”, per usare una espressione genesiaca; qualcuno che, “essendo carne della sua carne” richiede reciprocità e compartecipazione della stessa dignità umana. Riemerge invece quella pulsione di dominio, di cosificazione, di godimento, secondo la quale l’altra diviene strumento del proprio piacere narcisistico, quasi la cartina tornasole del proprio successo e della propria realizzazione sociale.

Mi viene da pensare che questa cultura “machista” è ancora lontano da essere estirpata: le donne avranno pure conquistato il diritto al voto, la parità dei diritti, il riconoscimento del loro ruolo familiare e sociale… tuttavia il senso di dignità è qualcosa di più ricco e complesso da ottenere, e resta una meta tutta da perseguire.

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