la nostalgia del mare

Questa mattina sono stato piacevolmente ospite della classe IIB della scuola media don Milani di Lodi, a cui tempo fa avevo dedicato un post sulla Finlandia. Incuriositi dall’argomento questi brillanti ragazzi, stimolati dalla scoppiettante docente di italiano, mi hanno chiesto di far loro visita per poter rispondere ad alcune domande che il mio racconto aveva sollecitato.

Non essendo, come è noto, un esperto di Finlandia, ma solo un occasionale visitatore, ho chiesto sostegno a Piia, una mia collega finlandese, che si è prestata ad una video chiamata in cui, con dovizia di particolari, ha raccontato ai ragazzi un sacco di cose sul mondo del nord Europa, da cibo alla scuola, dai trasporti al freddo, dalla notte all’aurora boreale.

È stata bella questa inusuale finestra che si è aperta su un altro mondo: seduti comodamente al loro posto in classe, i ragazzi hanno avuto la fortuna di dialogare con una persona a 2.000 km di distanza, che parla un’altra lingua, ha abitudini diverse, vive in un contesto culturale lontano dal nostro, ma condivide con ciascuno di noi la vita di tutti i giorni, fatta di famiglia, scuola, lavoro, appuntamenti, spostamenti, alimentazione e tutto il resto.

Credo che sia bello quando la scuola offre la possibilità di mettere “il naso” fuori dal proprio cortile, sollecita la curiosità per cose nuove, incita a fare domande, solletica l’interesse per ciò che non è “di casa”. Forse (ma non sono del mestiere) il desiderio di conoscere è una delle cose più importanti che la scuola può trasmettere: come ci ricorda Saint-Exupery “Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente per raccogliere legna e preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato.”

Ho l’impressione che sia proprio questo “desiderio di mare aperto” che ci fa mettere in movimento, che ci fa lasciare le nostre tranquille comodità per iniziare quello straordinario viaggio che è la nostra crescita.  Non so quanti passi avanti questi ragazzi abbiamo fatto stamattina: i loro occhi mi dicevano che erano già là dove noi non potremmo mai essere. Ma sono felice di essere stato complice di questo curioso “fuori programma”, questo singolare intervallo dalla routine di tutti i giorni. Una bella esperienza che mi fa dire: ma sì, ne è valsa la pena! Grazie, ragazzi!

PS: mi convinco sempre più di una cosa: con i nostri figli non basta avere un atteggiamento responsivo, pronto a dare risposte ai loro interrogativi. Non sempre dare le risposte è sufficiente. Talvolta bisogna saper anche risvegliare le domande, incitare al dubbio, destare interrogativi e curiosità. Un altro bell’insegnamento che la IIB mi ha regalato.

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