gratuità

Come vi ho già raccontato, la mia gloriosa alfa ha terminato il suo prezioso servizio e così, in attesa della sostituta, che tarda ad arrivare, mi trovo a piedi, costretto ad elemosinare passaggi a destra e manca. Generalmente alla mattina è Alberto che mi dà uno strappo in stazione: la cosa pensavo sarebbe durata pochi giorni ma sulla puntualità dei concessionari auto è meglio non aprire il libro.

Così stamattina, mentre ci stavamo insieme dirigendo a prendere il treno, pensavo quanto mi sono indebitato con Alberto in questo periodo: magari a lui costa anche poco questa deviazione sul suo tragitto, tant’è che la mattina gli tocca allungare un po’ la strada per recuperare il sottoscritto. Riflettevo anche che difficilmente riuscirò a sdebitarmi con lui; temo di aver ricevuto un dono che difficilmente potrò rendere in giusta misura.

Già che, pensandoci bene, la cosa non è nuova nella vita: mi capita spesso di ricevere delle attenzioni e delle disponibilità che restano dei debiti perenni, impossibili da rifondere. O forse la restituzione che possiamo attuare non è quella che immaginiamo di primo acchito. Forse ci sono cose della nostra vita per le quali la restituzione funziona diversamente: penso ad esempio a tutto l’amore e la cura che ho ricevuto dai miei genitori e che mai potrò ripagare abbastanza; penso all’amicizia e al sostegno disinteressato di cui sono stato oggetto: anche in questo caso tratta di beni impagabili.

Credo che la restituzione all’affetto dei miei genitori avviene attraverso l’affetto che provo per i miei figli; forse solo attraverso loro riesco, in qualche maniera, a sdebitarmi per quanto ricevuto gratuitamente. Allo stesso modo il tempo e l’attenzione che mi è stata donata nell’amicizia la ricambio con altrettanto tempo ed impegno verso altri amici che di me hanno bisogno. Voglio dire che vi è un modo per restituire che non passa da una riconsegna diretta verso coloro che ci hanno beneficiato; il ritorno prende strade un po’ più ampie e meno dirette.

A ben pensarci questo è il modo con cui davvero possiamo “dare indietro” quanto abbiamo ricevuto: l’amore che do ai miei figli non mi potrà mai essere ricambiato in modo diretto (nel senso che i miei figli difficilmente potranno prendersi cura di me come io mi sono preso cura di loro…) ma essi potranno sdebitarsi nei miei confronti occupandosi dei loro figli, regalando a loro quello che avrebbero (forse) dovuto dare a me.

Insomma, vi è una circolarità più ampia nella Vita che non può essere ristretta ai nostri modesti scambi: c’è un ricevere dalla Vita ed un restituire alla Vita che trascende le persone attraverso cui questo dono circola. Ricevo da qualcuno e dono a qualcun altro, in un movimento capace di dare e di rendere a ciascuno il suo. Certo è una logica che travalica il senso letterale di una giustizia retributiva, secondo la quale io devo tot a te, tu dai tot a me e siamo in pace. Questa giustizia prevede una rete di scambi in qualche misura incontrollabile ed imprevedibile: sai a chi dai ma non sai a priori da chi riceverai… e tuttavia la sfida è che la bilancia resta sempre in pari, che nulla si perde, nulla viene smarrito ma, in qualche modo strano, le cose prima o poi si ripareggiano.

Lo so, sono dinamiche strane, che mal sopportano la parola “giusto” e sono più simile alle mille declinazioni della parola “gratuità”.

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