don Luca

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Ottobre di LodiVecchioMese

La bambina osservava l’artista mentre scolpiva la scultura. Davanti a sé aveva un grande masso di marmo al quale dedicava vigorosi ma sapienti colpi di scalpello. Robusti pezzi di marmo si staccavano dal corpo centrale, facendo emergere i primi dettagli della forma che lo scultore stava creando. Ad un certo punto la bambina, con occhi stupiti, chiese all’artista: “ma come facevi a sapere che dentro il marmo si nascondeva la statua di un cavallo?”.

Eh sì, ci vuole molta fantasia ed immaginazione per vedere, dentro un pezzo di pietra, la forma di una statua; la cosa sorprendente è che è proprio l’immaginazione a creare quell’opera. Quella statua nasce perché è stata sognata, pensata, desiderata dalla mente e dal cuore di qualcuno che, nella pietra ancora grezza, vi ha saputo scorgere qualcosa di bello.

Racconta Ovidio nelle sue Metamorfosi che Pigmalione, re di Cipro, scolpì una statua di donna tanto bella da innamorarsene perdutamente. Invocò gli dei e questi trasformarono la statua in una bellissima donna in carne ed ossa. Pigmalione la chiamò Galatea, la sposò ed insieme vissero felici. A questo famoso mito molti scrittori e pensatori, soprattutto psicologi e pedagogisti contemporanei, attribuiscono il seguente significato: quando ci relazioniamo ad una persona, le trasmettiamo anche le speranze che nutriamo nei suoi confronti, capaci di diventare realtà. In termini un po’ più tecnici: le aspettative che uno ha sul comportamento di un altro possono diventare una “profezia autoavverantesi”. Si chiama “effetto pigmalione”.

Don Luca è un po’ così, un autentico pigmalione. Non so se è un atteggiamento naturale o acquisito dopo molta applicazione, ma è uno degli aspetti che mi ha sempre affascinato dalla sua personalità: quella rara capacità di saper tirare fuori il bello delle persone, di saperle sognare, così come potrebbero essere, ed in questo modo accompagnarle verso questa loro nuova identità.

In fondo un pastore dovrebbe essere un po’ così, soprattutto se ha a che fare con giovani e ragazzi. La passione educativa verso di loro, l’impegno e il tempo spesi per farli crescere, nascono sempre da un sogno, da un desiderio di bene e di realizzazione. Ognuno di noi cresce solo perché è stato “sognato” da qualcuno. Progrediamo solo se incontriamo qualcuno che ha saputo intravedere in noi doti e capacità, come fossero la promessa di maturità, da invocare e propiziare.

In questi due anni don Luca è stato con i ragazzi ed i giovani del nostro oratorio un grande promotore di umanità, l’istigatore, dolce ma determinato, di una crescita possibile per ciascuno: non si è accontentato di lasciare le cose e le persone così come li aveva incontrati all’inizio, ma li sfidava a diventare di più, a tirare fuori i propri talenti, ad iniziare un processo di maturazione, affinché ciascuno potesse diventare pienamente e veramente se stesso. È stato una persona perennemente “insoddisfatta”, ma nel senso positivo del termine: le cose, le situazioni, le persone possono evolvere, crescere, maturare, così si è sempre messo in tenace servizio di questa crescita possibile. Lo ha fatto con i bambini, con gli adolescenti, con i giovani e lo ha fatto con chi ha collaborato con lui. La stessa ambizione l’ha rivolta anche ad ambienti e cose, affinché anche queste ultime uscissero dalla mediocrità per partecipare al sogno di bene che anima tutte le cose.

Don Luca è stato un pigmalione dolce ma deciso, come deve essere ogni buon educatore. Mi hanno sempre colpito questi modi dolci, miti, con cui si relaziona con le persone, che però impari presto a non confondere con la condiscendenza o arrendevolezza. È sempre stato risoluto, al limite della testardaggine, quella speciale dote che appartiene solo ai cocciuti e ai santi.

E tuttavia la dimensione del sogno è sempre stata la sua cifra significativa: don Luca è sempre stato un visionario, uno a cui piace pensare in grande, che ama poco i piccoli cabotaggi, ma che è destinato, per natura e per vocazione, alla navigazione in mare aperto dove nessun riferimento orizzontale ti può essere d’aiuto. Solo le stelle sopra la tua testa sono capaci di guidare la rotta ed ispirare i sogni.

Duc in altum, caro don Luca! buon viaggio!

 

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