non passa lo straniero!

“Non passa lo straniero!”: era questo uno degli slogan che venivano gridati durante il presidio che a Goro ha impedito l’arrivo di alcune donne immigrate ed i relativi figli.

Penso che possiamo tentare di argomentare e giustificare l’accaduto in mille modi ma la cosa mi lascia l’amaro in bocca… sono slogan di altri tempi, che richiamano un clima di guerra, di invasione, un senso di conflittualità, di violenza e di occupazione.

Talvolta dovremmo avere il coraggio di guardare le cose in faccia per quello che sono: una decina di donne straniere su una popolazione di qualche migliaio di abitanti non rappresenta propriamente una “invasione”, checché se ne dica… Sì, esiste un problema immigrazione e l’Italia purtroppo è lasciata sola nella gestione di questa emergenza ma, per favore, non perdiamo il senso della misura.

Possiamo non concordare sulle politiche di accoglienza che il governo sta attuando (mi chiedo onestamente che cosa si potrebbe fare di diverso alla luce dei massicci flussi immigratori, ma soprassediamo…) ma gridare all’invasione, bloccare le strade, organizzare posti di blocco mi pare davvero eccessivo. Così come mi paiono surreali le rassicurazioni date dagli abitanti di Goro che non si tratta di razzismo… ci mancherebbe… nella evoluta Emilia come avere un tale sospetto? Il fatto è che il razzismo (o se non volgiamo chiamarlo razzismo chiamiamolo egoismo) si cela dietro ragionevoli motivazioni, sempre sensate, sempre giustificate, sempre secondo ragione e giustizia. Pochi sono egoisti in modo plateale o sfacciato: è più facile incontrare egoisti ben pensanti, mossi dalle migliori ragioni e da buone intenzioni, animate da quel buon senso che acquieta le coscienze e ci fa dormire sonni tranquilli.

Ma nonostante il modo in cui possiamo chiamare le cose, sfortunatamente esse non cambiano la loro sostanza: c’erano delle donne e dei bambini sfuggite alla guerra e alla fame che sono state rifiutate, “rispedite” al mittente come pacchi indesiderati, il tutto in nome della nota sindrome NIMBY (acronimo inglese per “Not In My Back Yard”, letteralmente “Non nel mio cortile”): certo che dobbiamo accoglierli ma non nel mio paese, sia qualcun altro a occuparsene.  È la stessa logica che ci porta a dire “certo che servono le centrali elettriche ma non nel mio territorio,” ok alle discariche ma non a casa mia”, etc…

Ho visto quelle pietose immagini del blocco stradale dalla ricca Olanda, dove mi trovo in questi giorni per lavoro; che tristezza ascoltare le urla e i cori di gioia per aver respinto una decina di disperati in cerca di accoglienza…Non è questa l’Italia a cui sono orgoglioso di appartenere; non è questa la nostra storia, come molti altri italiani testimoniano ogni giorno in una silenziosa opera di assistenza, di cura, di attenzione verso chi ha avuto dalla vita meno di noi.

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