gregari

Un mio vecchio capo ci ricordava frequentemente che non possiamo vivere le esperienze sempre da leaders; talvolta bisogna accontentarsi di essere dei followers. Lui lo diceva riferendosi ai progetti informatici in cui eravamo coinvolti, per promuovere una flessibilità corretta di ruoli e compiti; tuttavia penso che questa considerazione si addica a tante altra esperienza che viviamo tutti i giorni.

Ci sono occasioni in cui siamo chiamati a vivere le esperienze in prima linea, sotto il peso delle responsabilità, sapendo di dover rispondere di quanto succede e del risultato di quanto facciamo. Ci sono altre esperienza che dobbiamo invece vivere nelle seconde linee, più come dei gregari che come dei ciclisti in fuga. Sono momenti che ci vedono più dimessi, meno sotto pressione, nei quali dobbiamo lasciare ad altri oneri e onori.

Ho sempre vissuto con un certo fastidio ed un vago senso di fallimento questo ruolo da follower, come se fosse una sorta di privazione di sconfitta.

Con l’età ho imparato a rivalutare e a riappropriarmi di questi momenti che sei chiamato a vivere non sulla cresta dell’onda ma là dove il mare è un po’ più calmo e tranquillo. Confesso che in alcune occasioni ho addirittura ambito a queste posizioni defilate, senza per questo sentirmi insoddisfatto o fallito.

Ho scoperto che certi ruoli “meno esposti” offrono una visuale più nitida dei problemi e delle situazioni: quando sei nell’occhio del ciclone, sottoposto a richieste e pressioni continue, non è semplice vedere le cose per quello che sono realmente; sei talmente preso a far fronte alle necessità che rischi di perdere un po’ di oggettività nel giudizio e nella valutazione. Le “cose viste dalla periferia” ritornano invece un profilo più chiaro e preciso, meno influenzato da un senso errato della prospettiva.

I posti “un po’ a lato” poi danno un grande vantaggio: permettono di occuparsi anche dei piccoli dettagli, quelle singolari e straordinarie cose a cui non puoi badare quando sei nel rush della corsa.  Quando vivi una esperienza da follower hai il privilegio di poterti dedicare a cose apparentemente di secondo piano, meno importanti ai fini del disegno complessivo. Ti puoi ad esempio curare degli umori delle persone, dei loro stati d’animo; fare attenzione agli sguardi e a certi sorrisi forzati.  Ti puoi permettere il lusso di ascoltare la tonalità delle parole, quegli accenti gravi o acuti che ti aprono al mondo interiore dell’altro. Quando sei un follower puoi scorgere un movimento nervoso delle mani o un ticchettio ansioso di chi ti sta vicino, il respiro affannoso del collega o lo sguardo intimorito di un compagno di squadra…

Talvolta mi viene il sospetto (ma qui è solo un dubbio personale…) che in fondo la Vita ci metta nello scomodo posto del leader, non tanto per soddisfare la nostra narcisistica voglia di contare, ma per permettere a qualche fratello di potersi godere le bellezze del viaggio…

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