tempi difficili

I tempi complessi come i nostri hanno bisogni di letture articolate: credo che non ci sia un solo fattore capace di spiegare l’esistente e che può spiegare dove siamo arrivati. Sono convinto che esista una concatenazione di ragioni che possono essere additate come le cause per gli avvenimenti di questi ultimi mesi.

Eppure qualcosa deve esserci in comune tra elezioni americane, la brexit di oltre manica, le elezioni austriache, etc. Ci deve essere un filo che lega i tanti cambiamenti che sembrano attivarsi da una parte all’altra del pianeta, con una così evidente coincidenza. In fondo, in un mondo globalizzato, viviamo tutti in un unico villaggio, nel quale virus e tossine si diffondono liberamente.

Che cosa ci sta succedendo? dove stiamo andando? Cosa stiamo lasciando ai nostri figli? Perché il Regno Unito preferisce ritirarsi in un isolamento preoccupato e si chiama fuori da un contesto europeo che forse, per cultura e modernità, gli sarebbe più congeniale? come è possibile che un imprenditore sguaiato, che per rompere il perbenismo dell’establishment usa linguaggi che in qualunque scuola elementare sarebbero censurati, diventa l’uomo più potente della nazione più potente al mondo ?

Su quale terreno attecchiscono questi slogan rimbombanti ma semplicistici, queste soluzioni facili ma troppo a buon prezzo, sbandierate da personaggi quanto meno discutibili ed improvvisati? Quali nervi scoperti della contemporaneità riescono ad intercettare questi figuri, cosa ci rende così vulnerabili alle loro sirene, che cantano futuri utopistici, dove le passioni represse potranno trovare piena ospitalità?

Non so. Magari mi sbaglio, ma a me pare di percepire una sorta di regressione, di rinuncia, di ritrazione; c’è un senso di arroccamento, di sospetto dell’altro e di disillusione del futuro; colgo il desiderio di difendere gli spazi, c’è odore di chiusura, di aria stantia e malsana.

Forse faremmo bene a fermarci e a riflettere, a valutare se siamo davvero disposti a dare sfogo ai nostri umori più viscerali, senza farci troppi scrupoli sulle conseguenze delle nostre azioni. Sento in giro tanta voglia di esprimere le proprie arrabbiature per le cose che non vanno; mi chiedo se siamo pronti anche a sopportare le conseguenze di queste rabbie e proteste, sapendo che, spesso, dopo un salutare sfogo, non ci fanno fare reali passi avanti…

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