voracità

Di ritorno, sul volo che da Helsinki mi porta, a casa osservo incuriosito il mio vicino di posto: un ragazzo giovane ma con i primi capelli brizzolati, un po’ in carne, elegante, ben rasato e con quel pezzetto che oggi va tanto di moda.

Mi colpisce perché, mentre l’osservo, indossa delle cuffie collegate con l’iPad, su quale sta guardando il film; con una mano agita energicamente il suo iPhone, per fare dei giochi, e con l’altra mano ingurgita, un po’ compulsivamente, delle noccioline estratte da un pacchetto colorato. Tutto questo con una “passione” ed un’energia notevoli.

Resto stupito da questa sua capacità di multitasking, ma la cosa che davvero mi impressiona è la voracità con cui accompagna i suoi gesti: c’è una brama di cose, di cibo, di immagini, di divertimento, di suoni e colori che ha del sorprendente.

Pare impegnato a placare una fame profonda, a rispondere ad un appetito che ti divora i sensi. Mi sembra quasi incapace di gustare il film che sta seguendo, i tre i giochi che sta facendo in contemporanea sul suo cellulare, le noccioline che mangia avidamente e la bibita che sta bevendo. Non so, percepisco un senso di “troppo” e di eccesso in quello che fa. Vedo una fame che diventa vorace e che pare divorare colui che la prova: c’è un confine tra cibarsi e di ingurgitare che temo che qui sia stato superato.

Quando divori la vita in questo modo non senti più il sapore, perdi la percezione del gusto:  tutto diventa un bolo insapore ed indeterminato da buttare nello stomaco.

Quanto assomiglia questo tizio ad ognuno di noi. Forse non stiamo volando, non abbiamo iPad e iPhone, magari non abbiamo neanche un bel vestito o un pizzetto brizzolato. Ma anche noi, talvolta, divoriamo la vita, arraffiamo i giorni, trangugiamo cose, persone, relazioni ed esperienze, pensando in questo modo di placare la nostra fame di pienezza e di definitivo.

Ripenso ad un mio caro amico che è capace di restare con un bicchiere di buon vino in mano per ore, contemplando ciò che gli sta attorno, proferendo poche parole ma ben calibrate, in uno stato di calma e di sazietà che forse il mio vicino non ha mai conosciuto.

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