perchè voto SI

Mettiamola così: credo che la riforma costituzionale, che voteremo il prossimo 4 dicembre, non sia la panacea di tutti i mali, ma possa rappresentare un’opportunità per il nostro paese.

Porta a compimento un processo riformatore iniziato decenni fa e fallito dopo molti tentativi, riforme che credo tutti riconoscono essere quanto mai necessarie. Sostiene la governabilità del Paese, elimina un bicameralismo paritario ormai obsoleto, razionalizza i rapporti tra stato e regioni e tenta una riduzione dei costi della politica.

Certo non è una riforma perfetta, molti punti convincono poco pure me, ma dobbiamo ricordare che, nonostante quanto si dica, questa non è la “riforma di qualcuno” ma è stata frutto di mediazione e di compromessi, anche con chi oggi alla riforma dice no. Sì, perché questa riforma è stata votata a larga maggioranza in parlamento anche con il contributo di quelle forze politiche che, per motivi quantomeno discutibili, hanno poi girato le spalle all’accordo.

Le riforme nascono sul tavolo di qualche aula universitaria ma poi vengono discusse e approvate sulla base di convergenze parlamentari possibili, di chi ci sta ed è disposto a dare il proprio voto. Come diceva un vecchio saggio: la polenta si fa con la farina che si ha…

Non mi pare poi che le nuove norme della Costituzione mettano a rischio la tenuta democratica, né che degradino la qualità della nostra vita parlamentare: allo stesso modo funzionano molte altre democrazie occidentali, che penso nessuno si sogni di definire autoritarie.

C’è poi la questione della alternativa possibile. È uno sport tutto italiano quello di credere che la riforma più bella sia quella che si farà “dopo”, senza mai spiegare come, cosa e con chi. Onestamente, non vedo all’orizzonte una schiera di padri costituenti capace di trovare accordi alti e nobili per salvare la nostra democrazia. Basta far passare davanti agli occhi i volti del fronte del NO per rendersi conto che, secondo me, l’alternativa a questa riforma non è un’altra riforma ma lo “status quo”.

Purtroppo nella vita non sempre ci è concesso di scegliere tra il bene ed di male; spesse volte dobbiamo decidere tra il male maggiore o il male minore, o, se si vuole, tra il bene minore e quello maggiore. Insomma, molte volte una questione di quantità e non di qualità. Ecco, penso che il male maggiore della nostra Italia sia l’immobilismo, l’eterno ritorno dell’uguale, delle solite idee, dei soliti modi e delle solite facce.

Questa riforma va nella di reazione giusta; non quella dell’ideale ma quella del bene possibile, qui ed ora.

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1 Comment

  1. Anche io voterò SI!.
    L’ho deciso mesi fa, molto prima dell’invasione mediatica di queste ultime settimane (non se ne può più!).
    Lo decisi dopo che ascoltai Grillo invitare a votare no anche senza leggere il testo della riforma ma solo per mandare a casa Renzi.
    Nel tempo la decisione si è fatta più solida nella convinzione che non è più tempo di rimandare; è il tempo di agire perché di esami di riparazione non ce ne saranno più.
    Voterò SI perché ritengo che il bicameralismo paritario è superato, perché una camera delle autonomie può essere utile e perché su alcune tematiche di interesse Nazionale un nuovo “accentramento” dei poteri è necessario.

    Mi piace

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