gioco dell’oca

Come in un eterno gioco dell’oca siano tornati alla casella di partenza, di nuovo rimandati al “via” in questa interminabile transazione istituzionale italiana. Ciascuno può valutare il risultato secondo il proprio pensiero ma una cosa mi pare inequivocabile: ancora una volta siamo alla caccia di una soluzione che non c’è, alla forsennata ricerca di un equilibrio possibile ma non definitivo.

Viviano quella particolare condizione che in fisica si chiama “equilibrio instabile”. Una altalena ha due punti di equilibrio, uno stabile ed uno instabile: quello stabile è quello in basso, attorno al quale essa oscilla normalmente; quello instabile è quello nel punto esattamente opposto, in alto. Anche lì l’altalena non si muove, ma basta un nonnulla per farla riprecipitare verso il basso.  È roba da equilibristi, non da persone normodotate…

Ecco, noi siamo lassù, perennemente in tensione attorno ad un punto che non ci faccia precipitare, costretti ad inseguire non una condizione di equilibrio definitivo, bensì una nuova e temporanea situazione di precarietà, dove le cose troveranno un loro assetto, ma solo provvisorio; basterà un soffio perché l’altalena riprenda ad oscillare.

Ritengo che ogni transizione sia un evento positivo, un movimento proficuo di crescita, di cambiamento, di evoluzione. Sappiamo che essa porta con sé tanta confusione, fa un po’ parte del gioco in vista della crescita futura. Tuttavia quando la transizione diventa qualcosa di permanente, allora iniziano ad affiorare i tratti della malattia, di un esito continuamente rimandato della crescita possibile. Un po’ come quegli adolescenti che trascinano la loro giovinezza oltre quanto è giusto, entrando in una fase di infantilismo che non fa bene né a loro né alla loro vita.

Forse oggi il nostro Paese ha bisogno di entrare in una fase di “maturità”, di lasciare gli anni agitati dell’adolescenza per trovare un proprio equilibrio ed una propria condizione adulta di vita. Non possiamo continuare a vivere in questo stato di continua fibrillazione ed incertezza, in cui ogni lieve sommossa diviene un terremoto, ogni vento una tempesta proprio perché l’assenza di un sistema istituzionale stabile ci espone ad ogni agitazione interna ed esterna.

È tempo anche per noi di trovare l’approccio definitivo di questa attraversata iniziata decenni fa e di cui non scorgiamo ancora, ahimè, l’esito finale.

 

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