pochi spicci…

Il bonifico è arrivato a metà dicembre. Erano 238 euro che avevano viaggiato dal cuore dell’Africa, con la speranza di dare il proprio contributo per aiutare le persone colpite dal terremoto”.

È passata un po’ sotto traccia questa notizia, lanciata da La Stampa qualche giorno fa. Eppure è una di quelle che fa pensare: 156.400 franchi congolesi, pari a 238 euro è la somma raccolta da una piccola comunità africana a favore delle popolazioni colpite dal terremoto nel Centro Italia. Benefattori sono gli abitanti di alcuni villaggi che vivono senza luce e con poca acqua, coltivando manioca, mais oppure allevando mucche e pecore. Il minimo indispensabile, a volte neanche quello. È accaduto nel distretto di Kingoué nella Repubblica del Congo.

Tutto sommato una briciola, considerando le spese che si dovranno sostenere per la ricostruzione post-terremoto. Eppure questi pochi euro “pesano” molto, non da un punto di vista finanziario ma in termini di speranza. Testimoniano che non serve essere ricchi per diventare solidali; che la condivisione non nasce da un surplus che non sappiamo dove mettere ma da uno spezzare il pane necessario, accettando di diventare ciascuno un poco più povero perché tutti si diventi un poco più ricchi.

Fa bene all’inizio di questo nuovo anno leggere queste notizie. Ci ricorda che non siamo tutti scaltri, cinici e arrivisti ma che al mondo ci sono ancora culture capaci di incarnare valori divenuti da noi un po’ fuori moda. Tutto sommato per noi si tratta di andare con la memoria e con il cuore indietro a qualche decina di anni fa, quando nelle corti dei nostri paesi si viveva una solidarietà sobria ma effettiva: nessuno navigava nell’oro ma ciascuno si sentiva responsabile della vita dell’altro, senza troppe cerimonie o formalità. Non significa rimpiangere i bei tempi passati ma riattingere ad una tradizione che pulsa ancora nelle nostre vene e che ha creato nel tempo il senso di una comunità, una rete di relazioni e di sostegno di cui tutti abbiamo goduto.

 

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